Opera pane dei poveri. I primi sette mesi del 2026 registrano un aumento consistente degli accessi alla distribuzione di pane e altri generi alimentari
L'Opera avviata 140 anni fa da don Antonio Locatelli e attiva dal 1887 nella sede di via Cappelli, a pochi passi dalla basilica antoniana, distribuisce ogni mattina pane e generi alimentari a 60-70 nuclei familiari. Confrontando i primi sette mesi del 2026 con lo stesso periodo del 2025, le famiglie assistite sono passate da 203 a 239 (+17%), gli accessi da 5.771 a 8.751. Il direttore dell'Associazione universale di S. Antonio, don Livio Tonello: «Se anche l'elemento basilare come il pane viene a mancare, significa che le persone non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena». L'80% degli assistiti non è cittadino italiano.
L’Opera pane dei poveri, primo frutto dell’Associazione Universale di S. Antonio (AUSA, avviata 140 anni fa da don Antonio Locatelli, è attiva dal 1887 e dal lunedì al venerdì distribuisce pane e generi alimentari alle persone più bisognose, nella sede di via Capelli, a pochi passi dalla basilica antoniana a Padova. Ogni giorno dalle 9.00 alle 11.00 è un susseguirsi di persone che si recano a prendere una sporta di pane, a volte frutta e altri generi alimentari, in base alla consistenza del nucleo familiare. Un’opera silenziosa di carità che fornisce di pane anche le Cucine economiche popolari, e rappresenta un interessante osservatorio sulle povertà e i bisogni, che negli ultimi anni – ma anche solo mesi, – evidenzia una tendenza purtroppo in crescita delle richieste, confermata anche da alcuni “picchi” di accessi estivi proprio nei momenti in cui oltre al pane venivano distribuiti anche altri beni alimentari. L’Opera pane dei poveri infatti grazie a donazioni periodiche da parte di consorzi agricoli di varie regioni d’Italia, riesce a distribuire anche frutta e verdura.
Confrontando i dati gennaio-luglio 2025 con lo stesso periodo di quest’anno si è visto un aumento del numero delle famiglie che si sono rivolte al Pane dei poveri, passando dalle 203 del 2025 alle 239 dei primi sette mesi 2026, con un incremento del 17%, portando gli accessi al servizio dai 5.771 del 2025 agli 8.751 dei primi sette mesi del 2026 (+51%) con una media giornaliera di 60/70 persone che rappresentano altrettanti nuclei familiari.
Un segnale che non può lasciare indifferenti: parla di una situazione di povertà diffusa in crescita. «Se anche l’elemento basilare come il pane viene a mancare – commenta il direttore di AUSA, don Livio Tonello– significa che le persone non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena. È una tendenza che anche altre realtà caritative segnalano, assieme alla problematica delle bollette e dei costi per la salute. L’attenzione per il cibo ha dato modo all’Associazione di intercettare negli anni anche il mondo della scuola con il progetto “Facciamo i buoni”. Molte famiglie non possono permettersi di pagare i “buoni pasto” ai figli privandoli non solo di un pasto sano ed equilibrato, ma anche di un tempo di socializzazione e di relazione con i compagni e gli amici. L’intervento è gestito dai servizi sociali di una ventina di comuni in tutta Italia che hanno aderito all’iniziativa. Un altro modo per attualizzare l’Opera del pane de poveri».
«Stupisce sempre – prosegue il direttore di AUSA – il numero di persone che richiedono pane per le proprie famiglie ben sapendo che non risolve il problema alimentare. Ma se questo avviene, significa che anche un chilo di pane può fare la differenza quando si deve “fare economia” di tutto».
A confermarlo sono alcune delle storie che si possono raccogliere ogni giorno: A., giovane madre originaria del Marocco, sottolinea come «dal 2023 la situazione economica sia peggiorata per molti e come questi aiuti rappresentino un sostegno concreto». «Sono musulmana», dice con semplicità, «ma davanti al bisogno siamo tutti fratelli».
«Tra i beneficiari ci sono anche persone sole, anziani e giovani che non trovano ancora un lavoro – sottolinea don Livio Tonello – La maggior parte non sono cittadini italiani (80%) e molti alternano la richiesta in base alle situazioni contingenti da affrontare. Pensiamo alle “badanti” nel momento in cui si trovano senza un anziano da assistere per qualche periodo».
G. ne è un esempio: proviene dall’Est Europa, è nonna di tre bambini che accudisce spesso perché il figlio lavora. Lei e il marito, oggi disoccupato, dipendono dal figlio. «È una situazione che pesa», ammette, «ma cerchiamo di fare il possibile». Non abitando vicino all’Opera, passa una sola volta a settimana a prendere il pane, ma lo conserva con cura e riesce a farlo durare. «Non si spreca nulla», ripete. Una frase semplice, ma detta con la forza di chi ha imparato a far bastare ciò che c’è. Un’attenzione mantenuta anche dai volontari che consegnano il pane, eventualmente avanzato, il giorno successivo perché in grado di mantenere la freschezza.
«In città – riprende don Tonello – sono molte le realtà che si occupano di sostegno alimentare per le persone ai margini e in difficoltà economiche. L’Opera del pane dei poveri è una goccia rispetto ai bisogni e certo non risolve i problemi. Rimane però un segno di umanità dove la solidarietà quotidiana diventa risposta concreta e dove, ogni mattina, la nostra città mostra il suo volto più umano. Il pane non è solo un alimento, ma un invito, un appello: la quotidianità della vita si rispecchia in questo cibo base che moltissime culture pongono sulla tavola. Il pane non si taglia, lo si spezza! Il pane dice condivisione e fratellanza; dice gratuità e dono; promuove l’incontro di mani e di sguardi. Attraverso la distribuzione del pane l’Associazione incontra un mondo fatto di colori, di voci, di tradizioni, di culture, di sofferenze e di speranze. Il saluto mattutino, il sorriso sui volti, le mani che si aprono sono piccoli messaggi di bene che riempiono il cuore. Il grazie sincero che i volontari ricevono è sufficiente per appagare dell’impegno e del tempo profuso per riempire le mani di dorata fragranza».