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Pacchetto sicurezza del Governo, ecco alcuni rischi
Approvato lo scorso novembre permette agli agenti di pubblica sicurezza di portare con sé un’arma quando sono fuori servizio, senza licenza
IdeeApprovato lo scorso novembre permette agli agenti di pubblica sicurezza di portare con sé un’arma quando sono fuori servizio, senza licenza
Un coacervo di misure per mostrare il pugno di ferro del Governo nei confronti dei più deboli e marginali, pensato soprattutto per compiacere le pulsioni del proprio elettorato. Che è destinato a produrre poca sicurezza, mentre rischia di esacerbare ulteriormente il conflitto sociale e il dissenso popolare. È il “pacchetto sicurezza” approvato il 16 novembre scorso nel Consiglio dei Ministri. Tre disegni di legge che introducono due nuovi reati (“rivolta in carcere o nei centri per migranti” con nuove pene anche per chi istiga la rivolta all’esterno delle strutture e “reato di blocco stradale”). Il pacchetto crea l’illusione di produrre maggior sicurezza con la solita tecnica: l’inasprimento delle pene. Come ha commentato su La Repubblica Luigi Manconi, in realtà, più che un pacchetto sicurezza «le nuove norme ricalcano e trascrivono in forma di articolo di codice tutte le tematiche prevalenti (talvolta fino al parossismo) nei programmi radio-televisivi ispirati e gestiti dalla destra di governo». Tra queste, la norma che autorizzerà gli agenti di pubblica sicurezza a portare senza licenza un’arma diversa da quella di ordinanza quando non sono in servizio. Si permetterà così a tre centomila agenti di girare sempre armati con un’arma propria. Il ministro Piantedosi ha spiegato la norma dicendo che l’arma di ordinanza è difficilmente occultabile e che il provvedimento servirà a «impedire la commissione di un reato». E qui sta il punto.
Oggi possono girare armati con un’arma propria senza l’obbligo di licenza solo prefetti, questori, magistrati e ufficiali di pubblica sicurezza. Ma lo scopo è la propria difesa personale, norma comprensibile visto che si tratta di persone che svolgono per lo Stato una professione che li espone a forti rischi. Il provvedimento del governo è invece finalizzato alla “pubblica sicurezza”: compito per il quale spetterebbe allo Stato fornire le armi e un addestramento adeguato che invece viene dato per scontato. Ma soprattutto il decreto non prevede controlli medici per poter acquistare un’arma da parte degli agenti. Non vi è cioè l’obbligo né di presentare un certificato anamnestico (sempre richiesto per tutti il porto d’arma) e nemmeno misure di controllo di tipo psicologico e clinico tossicologico. Oggi le forze dell’ordine non sono sottoposte a controlli periodici per accertare il loro stato di salute mentale e nemmeno ad esami di tipo tossicologico che sono invece richiesti annualmente a tutti i conducenti di mezzi pubblici. Ma poter girare sempre armati con un’arma propria – senza l’obbligo di ottenere una licenza – è un’annosa richiesta dei sindacati di polizia della Destra. Che il governo non vedeva l’ora di accontentare.
Giorgio Beretta