Idee
Furono soltanto quattro le province a nord di Roma in cui, il 2 giugno 1946, gli elettori si espressero a favore della Monarchia. Le piemontesi Cuneo (56,15 per cento) e Asti (50,58) ribadirono la loro fedeltà alla causa sabauda. Bergamo disse no al cambio di regime con il 50,78 per cento. La quarta provincia schierata con il “Re di maggio” (Umberto II di Savoia) fu Padova. Ben 179.077 elettori (il 52,01 per cento) optarono per lo Stivale sormontato dalla Corona; 165.224 (il 47,99) preferirono l’Italia turrita. Solo un anno prima, il 16 maggio 1945, passando in rassegna le truppe fra Codevigo e Piove di Sacco, il Luogotenente del Regno era stato contestato, con urla e fischi, dai volontari antifascisti del gruppo di combattimento Cremona, inquadrato nel primo Corpo d’armata canadese. Un mese dopo i contestatori vennero arrestati, processati «per ammutinamento in tempo di guerra» e condannati a 18 mesi di carcere duro a Gaeta.
Gli esiti del Referendum
Al referendum, la Monarchia arrivò al top a Santa Giustina in Colle dove toccò l’87,51 per cento (con la Dc all’88,88 e il Pci all’1,30). Boom di consensi anche a Villa del Conte (84,85 per cento), a Trebaseleghe (84,60), a Camposampiero (83,79), a Massanzago (83,71) e a Veggiano (82,21). Risultati lusinghieri per la corona sabauda pure a Loreggia (78,86 per cento), Tombolo (77,73), Gazzo Padovano (77,39), Arquà Petrarca (76,81), Vo’ (76,75), San Giorgio in Bosco (76,25), Campodoro (75,25), Galzignano (74,94), San Martino di Lupari (74,71), Arre (74,31) e a Borgoricco (73,16). A Barbona fu invece pareggio: 360 elettori scelsero il re ed altrettanti la Repubblica.
Nella città di Padova la spuntò l’Italia turrita, che raccolse 42.943 adesioni (il 51,67 per cento), contro 40.171 (48,33) fedelissimi di Casa Savoia. Il Comune più Repubblicano fu Castelbaldo (82,67 per cento); a ruota Megliadino San Vitale (80,59) e Masi (79,52).
L’Assemblea costituente
Per quanto riguarda la Costituente, le due circoscrizioni venete mandarono a Roma 49 deputati: 27 per la Verona-Vicenza-Padova-Rovigo e 22 per la Venezia-Treviso. Il Bellunese, accorpato a Udine, espresse tre rappresentanti. Nella circoscrizione Vr-Vi-Pd-Ro si recarono alle urne 1.258.864 elettori, ovvero il 92,22 per cento degli aventi diritto. La Dc ottenne 602.323 voti (il 51,09 per cento) e si assicurò ben 15 eletti. Il Psiup raggranellò 331.367 consensi (28,11 per cento) e otto seggi; il Pci finì al terzo posto con 155.582 voti (13,20 per cento) e si garantì quattro seggi. Nessuno degli altri partiti in lizza ottenne eletti alla Costituente: l’Unione democratica nazionale si accontentò di 33.756 voti (il 2,86 per cento): il Fronte dell’Uomo Qualunque di 29.606 voti (2,51); il Partito d’Azione ebbe 15.168 supporter (1,29); il Pri 9.186 consensi (0,78).
Il voto nelle province
Nel Padovano, dove l’affluenza fu del 92,72 per cento, la Dc arrivò al 55,70 (197.042 voti); il Psiup arretrò al 23,20 (82.088); il Pci si fermò al 12,89 (45.600). Nel Vicentino, “sagrestia d’Italia” in tutta la Prima Repubblica, lo Scudocrociato arrivò al 61,21 per cento, con il Psiup al 24,02 e il Pci all’8,21. Nel Veronese la Balena Bianca collezionò il 48,88 per cento; il Psiup arrivò al 33,23 e il Pci si accontentò del 10,53. Nel Rodigino, terra di Giacomo Matteotti, vinsero invece i socialisti (35,79 per cento), davanti ai comunisti (28,31) e ai Dc (28,19). Nel Veneziano lo Scudocrociato prevalse con il 40,30 per cento davanti al Psiup (26,25) e al Pci (21,10). Nella Marca la Dc schizzò al 53,3 per cento, con il Psiup al 21,02 e il Pci all’8,52.
Tutti i costituenti veneti
Tra i veneti citazione obbligatoria per il giurista Giuseppe Bettiol; per il giornalista Guido Gonella, primo presidente dell’Ordine; per Luigi Gui, più volte ministro; per Mariano Rumor, unico nostro corregionale alla presidenza del Consiglio dei ministri dal 13 dicembre 1968 al 6 agosto 1970 e dall’8 luglio 1973 al 23 novembre 1974.
E ancora per il latinista (e rettore del Bo) Concetto Marchesi, eletto con il Pci; per Lina Merlin, socialista, nata a Pozzonovo ed eletta nel collegio unico nazionale; per Gastone Costa, avvocato originario di Loreo, sindaco di Padova dal 19 aprile 1946 al 26 aprile 1947.
Nella città del Santo la Dc s’impose con il 44,85 per cento mentre i socialisti arrivarono al 23,49 e i comunisti al 16,78 per cento. I qualunquisti rastrellarono il 5,57 per cento, l’Unione Democratica Nazionale ebbe il 5,46.
A Vicenza la Dc raccolse il 44,14 per cento, il Psiup il 31,46 e il Pci l’11,59 per cento.
A Venezia la Dc fu il primo partito con il 38,26 per cento davanti al Psiup (24,55) e al Pci (al 21,68).
In laguna si presentò anche il Blocco nazionale della Libertà (d’ispirazione conservatrice e monarchica), prescelto dal 5,75 per cento dei votanti. Il Partito cristiano sociale ottenne l’1,61 per cento.