Idee
«In fondo è semplice, si tratta di condividere i doni che tutti abbiamo ricevuto e metterli a disposizione degli altri». Sintetizza così l’esperienza dalla Fraternità Evangelii Gaudium Luca Pittarello, che insieme alla moglie Maria Zanetti, ai tre figli e a Giulia D’Elia e Valentina Farina, due laiche consacrate, sta vivendo secondo lo stile della Fraternità di ispirazione francescana a Calaone, frazione di Baone, sui Colli Euganei. «Ad Assisi, molti – che hanno vissuto giornate intense – si sono chiesti come continuare a vivere, nella vita ordinaria, l’esperienza di essere fratelli nella spiritualità seguendo l’esempio di San Francesco e di San Pietro d’Alcantara, e la Fraternità è nata proprio per rispondere a quell’esigenza. Mia moglie Maria ed io, le due laiche consacrate, abbiamo scelto la Fraternità e incontrato la disponibilità del parroco di Calaone che ci ha messo a disposizione la casa canonica che era abbandonata e ci ha chiesto di rispondere alle necessità della parrocchia. Noi abbiamo iniziato la convivenza, aprendoci ad altre persone che si trovavano nel momento del bisogno».
Ognuno conduce una “vita normale”: Luca è responsabile dell’e-commerce di un’azienda, Maria è terapista occupazionale e affianca il lavoro con un percorso formativo, le due laiche consacrate sono una cuoca in una struttura per persone in terapia da dipendenza a Monselice (Valentina Farina) e l’altra, Giulia D’Elia, insegnante in una scuola primaria. Ma straordinaria è la scelta di vivere insieme e di aprire la propria abitazione a quanti cercano un luogo che non sia solo una casa.
Una proposta, quella della Fraternità Evangelii Gaudium, che ha dieci anni e oggi conta su una ventina di fraternità zonali in Italia (otto in Lombardia, quattro in Piemonte) e tre in Slovenia. «C’è molta cura alla vita spirituale, con opportunità di formazione continua e un appuntamento mensile a livello locale – continua Luca Pittarello che con la moglie Maria vive a Calaone da sette anni – ma diamo attenzione anche alla vita civile e sociale attraverso il continuo confronto tra di noi e con il territorio. Ogni fraternità è diversa dalle altre perché possono essere diverse le persone che si uniscono e differenti i bisogni ai quali si cerca di rispondere. Noi, per esempio, siamo molto inseriti nella vita parrocchiale e, con lo stile della condivisione, da fratelli, proviamo a rispondere alle necessità della parrocchia. Ognuno è calato nella sua realtà e in più ci si ritrova nella vita condivisa».
«Come mai non riusciamo a vivere lo spirito francescano una volta tornati a casa dai cammini di Assisi? – ricorda Giulia – Dalla risposta a questa domanda è nato una sorta di laboratorio guidato da suor Katia Roncalli, che è cresciuto molto fino a quando, dieci anni fa su incoraggiamento del vescovo di Assisi, è nata la Fraternità con un nome, Evangelii Gaudium, che non poteva che essere quello dell’esortazione apostolica di papa Francesco sull’annuncio della Parola nel mondo attuale. Oggi esistono tante realtà diverse, aperte al dialogo con le comunità nelle quali sono inserite. Qui a Calaone siamo ben inseriti, la comunità è contenta della nostra presenza e accoglie le proposte di formazione su temi diversi».
La vocazione a vivere da fratelli per fare fratelli è quella della Chiesa, sottolineano quanti condividono l’esperienza che viene riassunta come “vocazione per la vocazione”, e che in fondo, richiama l’essenzialità delle prime comunità cristiane. Non esiste un’unica modalità di Fraternità: alcune sono formate solo da famiglie, altre vedono la presenza di consacrati, tutte sono animate dal desiderio di vivere insieme. Negli anni, nella canonica di Calaone, sono state ospitate due mamme ucraine, ciascuna con due figlie, nel momento dell’emergenza dei profughi in fuga dalla guerra, due persone in uscita da una struttura terapeutica, una ragazza africana che aveva necessità di un punto di appoggio, alcune persone in momenti di difficoltà per periodi limitati. «Abbiamo accolto per periodi molto brevi, per alcuni mesi e fino a un anno – dice Valentina – e sono tutte esperienze che partono dalla cura delle relazioni. Al centro c’è l’esigenza di qualcuno di trovare uno spazio dove sostare e ritrovarsi e per noi si tratta di mettere cura nelle relazioni e attenzione alle persone». Sono incontri temporanei, anche perché l’assenza di mezzi pubblici comodi per raggiungere Calaone spinge chi sosta nella casa della Fraternità a ripartire dopo un po’. Ma sono incontri che lasciano il segno, in chi parte e in chi resta.
Sorride, Luca, quando gli chiediamo come i tre figli di un anno e mezzo, 4 e 6 anni, vivono questa vita all’insegna delle porte aperte e della presenza di volti e storie diverse. «La casa, su due piani, permette di avere momenti più famigliari ristretti. Ma i bambini, quando siamo soli, ci chiedono “questa sera non viene nessuno a cena con noi?” perché sono cresciuti in un clima di apertura e la condivisione, anche degli spazi, risulta naturale. Si affezionano a tutti coloro che vivono qui».
Fraternità e condivisione sembrano parole ed esperienza fuori moda, lontane da questo tempo. Non vi sentite lontani dalla sensibilità corrente? «In realtà stiamo sperimentando una forte sete di relazione. Altre famiglie, altri giovani ci chiedono come poter integrare le loro vite con quelle degli altri. Perché il valore della condivisione genera il desiderio di condividere il dono ricevuto».
La Fraternità Evangelii Gaudium nasce dal bisogno di dare concretezza alla carica di spiritualità trovata nelle esperienze ad Assisi. Proprio ad Assisi, dal 31 ottobre al 2 novembre scorsi, la Fraternità ha celebrato i primi dieci anni di vita accompagnati dall’invito “Abbiamo creduto a un sogno, abbiamo risposto a una chiamata, nella comunione delle vocazioni, fratelli per fare fratelli”. Fin dalla sua nascita, responsabile generale della Fraternità è suor Katia Roncalli, docente universitaria presso l’Istituto superiore di Scienze religiose di Assisi (Issra) e autrice di numerose pubblicazioni sia di ispirazione francescana che di carattere pedagogico. L’ultimo suo libro Generatività, propone un modo di stare al mondo fondato su un approccio responsabile, capace di aprire nuove possibilità nelle relazioni, nella famiglia, nel lavoro e nella comunità.