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Fra i finalisti del Premio Strega 2026 c’è una voce padovana: Elena Rui, diplomata al liceo Tito Livio e laureata all’Università di Padova, è in finale con Le vedove di Camus, pubblicato l’anno scorso dall’editore indipendente L’Orma. «L’idea di un lutto che accomuna un amore ufficiale e un amore clandestino mi era già venuta in passato – racconta la scrittrice alla Difesa – e quando ho letto la corrispondenza tra Camus e María Casares quell’intuizione è tornata con forza. All’inizio pensavo di concentrarmi soltanto su lei, l’amante storica, e Francine, la moglie, poi sono entrate in scena altre due figure femminili importanti».
Un racconto che però – a differenza di un altro libro in gara, il Platone di Matteo Nucci – più che a gettare nuova luce sul protagonista, mira a riflettere sulle irriducibili dinamiche delle relazioni umane: «Nel mio racconto Camus rimane una figura sfuggente: incrociando punti di vista contraddittori e in evoluzione delle quattro protagoniste non lo si conosce meglio, anzi. Resto dell’avviso che per i grandi scrittori la via d’accesso più autentica siano sempre le opere, molto più della loro vita privata».
Il libro è innanzitutto un nuovo tassello di una riflessione che la scrittrice porta avanti da diversi anni sull’amore e sulle sue sfaccettature; più che formulare giudizi si muove sul limite tra romanzo, ricerca storica e inchiesta letteraria, intrecciando temi come la passione e la perdita nelle loro molteplici forme. «Camus era un uomo del suo tempo e, a differenza di Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir, non si dichiarò mai a favore di relazioni libere e coppie aperte – continua Rui – Nel libro mi interessava piuttosto raccontare come l’amore inevitabilmente cambi e si trasformi, e come ciascuno trovi le proprie soluzioni: morali, religiose o semplicemente dettate dalla concretezza. È una questione che riguarda tutti e ognuno cerca una risposta, secondo la propria sensibilità e la propria capacità di imporsi dei limiti».
In Elena Rui la passione per la letteratura nasce sui banchi di scuola: «Al liceo ero una secchiona, amavo studiare e facevo poco altro; frequentavo poco i compagni fuori da scuola e probabilmente non ero nemmeno troppo simpatica con loro. Eppure, pur essendo sempre stata attratta dalle materie umanistiche e in particolare dalla letteratura, a lungo non ho immaginato di poter fare della scrittura un lavoro: per questo all’inizio ho cercato di orientarmi verso percorsi che mi sembravano più concreti». Così decide di iscriversi a Scienze della comunicazione e poi passa a Lingue e letterature straniere, percorso che successivamente la porterà in Francia: «Per mantenermi ho svolto molti lavori, dall’insegnamento alla traduzione, sempre in modo discontinuo. In francese si parla di travail alimentaire, il lavoro che si fa per vivere. La scrittura però per me è sempre rimasta in italiano».
Verso i ventisette anni inizia a scrivere con maggiore continuità, anche per dare forma a un’insoddisfazione: «Non avevo ancora provato a seguire fino in fondo i miei desideri e mi trovavo in lavori che non sentivo davvero miei. Così ho scritto un racconto, poi un altro, poi un altro ancora, fino a riunirli in una raccolta». Arriva così il Premio Malerba e, poco dopo, la pubblicazione di Fiale (Mup, Parma, 2014): «È stato il mio battesimo, mi ha fatta sentire autorizzata a scrivere». Da allora la letteratura è diventata un’attività parallela, fino alla svolta delle scorse settimane.
Lo scorso 3 giugno sono stati annunciati i finalisti del Premio Strega e tra loro c’è anche il suo nome, unica autrice in gara sostenuta da una casa editrice indipendente: «Ero in ufficio e non potevo seguire la conferenza stampa. A un certo punto è arrivato un messaggio: ero passata. Non me l’aspettavo e ancora adesso non mi rendo completamente conto di cosa significhi. Non penso che la mia vita verrà stravolta; per il momento mi sento come sospesa, in attesa».
Nata a Padova nel 1980 e residente da oltre vent’anni in Francia, Elena Rui ha già pubblicato La famiglia degli altri (Garzanti, 2021) e la raccolta di racconti Affetti non desiderati (Arkadia, 2024). Con il suo ultimo libro, finalista del Premio Strega, mette in campo una scelta narrativa insolita: raccontare il grande scrittore, premio Nobel per la letteratura nel 1957, attraverso lo sguardo di quattro donne che hanno condiviso l’ultima parte della sua vita.