Chiesa
Fra qualche giorno la scadenza delle iscrizioni scolastiche riproporrà a tante famiglie l’opzione di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica (irc). Sulla questione ha avuto modo di esprimersi con una recente nota pastorale la Cei – L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e di dialogo – a quarant’anni dall’Intesa che dava attuazione all’Accordo di revisione del Concordato lateranense.
La ricca e stimolante nota pastorale, fra un bilancio dell’esperienza percorsa e alcune indicazioni di prospettiva, potrebbe sinteticamente rispondere a queste domande: perché l’insegnamento della religione cattolica nella scuola? Quale è il suo senso oggi, in una società così marcatamente complessa e pluralista? In una scuola che professa e rivendica la propria laicità?
Proviamo a dare una risposta attingendo alle riflessioni del documento. L’irc conferma la sua vocazione di servizio a una scuola laica e non confessionale, offrendo un contributo ulteriore di formazione umana e culturale.
La cultura religiosa risponde a un bisogno della persona, è elemento costitutivo della sua formazione, permea di sé le dimensioni culturali fondamentali della tradizione che contribuiscono alla formazione dell’identità, partecipa alla consegna dei valori fondanti sanciti dalla Costituzione.
Attingendo alla ricchezza del suo patrimonio storico, biblico e teologico, nel dialogo con gli altri saperi, essa intende contribuire a un nuovo umanesimo e a una rinnovata capacità di dialogo e di confronto con altre culture, fedi, confessioni, favorendo la reciproca comprensione fra gli uomini e una pacifica composizione dei conflitti.
Nel fare questo essa dialoga con tutte le discipline curricolari, fornendo un orizzonte valoriale e di senso, contribuendo alla costruzione di una coscienza critica, sollecitando una sintesi unitaria della conoscenza, non parcellizzata bensì aperta ai problemi e alle sfide complesse dell’attualità.
Questa funzione culturale accompagna anche i giovani nella rielaborazione personale degli apprendimenti e della cultura orientandoli verso la partecipazione sociale e la costruzione del bene comune.
Per queste caratteristiche l’ora di insegnamento di religione cattolica non può ignorare le più avvertite tematiche esistenziali dei ragazzi e dei giovani, domande che intersecano anche le grandi questioni di fondo dei cambiamenti attuali, dalle migrazioni alle questioni ambientali, dai temi tecnologici alle tensioni geopolitiche.
In questo senso la dimensione culturale, pur esigente e rigorosa, incontra quella più squisitamente educativa, facendosi capacità di ascolto delle istanze interiori, aiuto a vivere e interpretare i cambiamenti che spesso angosciano e spaventano, apertura di una dimensione valoriale e di ricerca di senso, confronto e laboratorio di scambio fra diversi, approccio integrale alla formazione della persona, non intesa solamente come funzionale all’inserimento nel mercato del lavoro o nel contesto sociale.
Nell’insegnamento della religione cattolica la Cei sottolinea anche il fondamentale contributo della testimonianza, per rendere credibile e davvero formativo, agli occhi dei ragazzi, il sapere. Per il ruolo che i docenti di religione svolgono nelle scuole, per la loro vicinanza agli alunni, per la loro capacità di essere punti di riferimento per tanti colleghi, essi costituiscono un inestimabile tesoro di prossimità, una risorsa per costruire la scuola come comunità educante. La loro ricerca di nuovi linguaggi e modalità per arrivare non solo alla mente, ma anche al cuore dei giovani genera uno stimolo, sapiente ed equilibrato, al rinnovamento della didattica, non affidato esclusivamente all’onnipotenza delle strumentazioni tecnologiche.