Fatti
Più reddito da lavoro, tassazione equa e progressiva. Più scuole professionali «perché insegnano un mestiere», sostegno a una «generazione vessata che si trova a fare un figlio a 40 anni». E c’è una parola tanto in voga di recente, remigrazione, che viene definita semplicemente «anticristiana. È bene dirlo. L’Italia senza lavoratori stranieri non ce la farebbe». Sono alcuni dei temi che Emiliano Manfredonia, presidente nazionale delle Acli, ha toccato in una tre giorni organizzata a Verona dal sistema nazionale delle associazioni cattoliche dei lavoratori. Manfredonia – pisano classe 1975, sposato con un figlio – è un cooperatore sociale e guida l’associazione dal 2021.
Uno dei temi su cui insistete è la riduzione del carico fiscale, quindi più reddito per lavoratori dipendenti e pensionati: bene, ma con che copertura?
«La progressività nella tassazione, prevista dall’articolo 53 della Costituzione, oggi è mortificata dalle “flat tax”. Noi ragioniamo su un fisco più equo, ci rifacciamo a uno studio della scuola Sant’Anna di Pisa. Oggi se guardiamo ai redditi immobiliari e finanziari, chi ha di più paga di meno. Gli studi ci dicono che ci sono persone che non lavorano e vivono di rendita, pagando tasse irrisorie rispetto al lavoratore. La tassa di successione, poi, è praticamente inesistente. Il tema sono i salari sempre più bassi nell’economia reale, perché pur alzandosi nominalmente perdono potere di acquisto con l’inflazione. E c’è una barriera di entrata nel mondo del lavoro per i giovani, non dimentichiamo che centomila ogni anno cercano un lavoro all’estero perché meglio remunerati. Non dimentichiamolo più».
Qual è la vostra proposta?
«Una politica fiscale coraggiosa, non una politica dei bonus e delle una tantum. Una riforma a tutto tondo. Dall’altro lato, i rinnovi contrattuali vanno fatti a ma regola d’arte, non con i contratti cosiddetti “pirata”. Che andrebbero banditi, anche se sono una piccola minoranza».
Quindi chiedete maggiore impegno da sindacati e associazioni di categoria?
«Ma anche una politica industriale importante. Che abbia coraggio. Oggi siamo subissati dal costo dell’energia. Ebbene, una politica che ci dica che ci vuole il nucleare non ci serve, perché di risposte ne abbiamo bisogno ora e non fra vent’anni».
Proponete un maggiore sostegno alla formazione professionale, ma siamo sicuri che ci siano abbastanza ragazzi e ragazze che hanno interesse per questi percorsi?
«Per questo serve un’alleanza con il mondo del lavoro e dell’impresa. Dobbiamo individuare percorsi professionalizzanti che incentivino i giovani. C’è una sottovalutazione della scuola professionale, come fosse un “di meno”: in realtà insegna un lavoro, un mestiere, con altissimi tassi di occupazione e di successo al termine. Il pregiudizio è sbagliato. Dai nostri dati, l’offerta formativa oggi copre solo il 37 per cento del fabbisogno a tempo indeterminato. Bisogna evitare che chi entra nel mondo del lavoro sia vessato con tirocini o contratti capestro. Il percorso che serve e che garantisce prospettive di vita e di carriera è il contratto a tempo indeterminato. In parallelo deve esserci il sostegno alla natalità, non solo quando si nasce ma anche prima».
Non temete che l’intelligenza artificiale possa mettere a rischio l’occupazione?
«Anche papa Leone ha fatto della IA un punto del suo pontificato. Magnifica Humanitas ha aperto a molte domande, allo stesso tempo non ha negato una proiezione del futuro: il pericolo non è tanto la IA in sé, ma il fatto che oggi informazioni e tecnologia sono in mano a pochi. C’è una concentrazione di tecnologia e finanza, mentre la politica è esclusa. Invece, il cambiamento va governato dalla politica e la finanza speculativa va esclusa».
Uno dei temi dell’opinione pubblica è il rimpatrio degli stranieri.
«Remigrazione è parola anticristiana, va detto chiaro. L’Italia senza lavoratori stranieri non ce la farebbe e non lo dico io ma la statistica. Il problema sono accoglienza e sfruttamento: serve un’accoglienza sussidiaria che spieghi diritti ma anche doveri nel giusto equilibrio. Ricordiamoci la dottrina sociale della chiesa, una persona è una persona. Oggi la legge non prevede nessun canale sicuro di entrata, solo le quote che di fatto regolarizzano chi è già qui. È una presa in giro. Si facciano norme trasparenti per consentire un flusso migratorio giusto».
Vi preoccupa l’aumento della destra e in particolare la destra xenofoba? In Germania, Francia, Spagna ma anche Italia.
«La democrazia è a rischio. Ma la democrazia ha in sé tutti gli anticorpi per poter reagire. Deve fare perno sulle associazioni di promozione sociale, sui corpi intermedi che intercettano le energie migliori del Paese. Le destre toccano la pancia delle persone, con proposte irrealizzabili o incostituzionali. Le persone oggi si sentono abbandonate, votare gli estremismi è anche una reazione. Che però rischia di mettere poveri contro poveri, disoccupati contro migranti, giovani contro anziani. Questa è una politica “contro”, quando invece quelle che servono sono delle risposte coraggiose e che tocchino il cuore. Purtroppo, non si sente in giro una voce tale da poter rispondere in modo vero, attivo alle preoccupazioni delle persone».