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Sessant’anni sono una cifra importante, e la scuola dell’infanzia Umberto I di Crespano del Grappa, nella parrocchia dei Santi Marco e Pancrazio, li ha festeggiati il 27 e 28 giugno. Sabato 27, il momento musicale dei bambini con i giovani allievi della Filarmonica di Crespano, la mostra fotografica e una caccia al tesoro conclusa in patronato; domenica 28, la messa nel parco della scuola, celebrata da don Marco Piva, incaricato diocesano per le scuole paritarie cattoliche, con due battesimi e l’antico fonte battesimale voluto dal parroco don Gaetano Borgo «come segno del passato che lega al presente».
Alla mostra, racconta la coordinatrice e insegnante Anna Piccolotto, «tutti sono entrati e qualche lacrimuccia l’hanno fatta, perché si sono rivisti da piccolini, anche chi ha ormai quasi settant’anni». Perché questa, spiega, «non è una scuola ma una famiglia scolastica, una comunità educante in cui tutte le persone che sono passate hanno sempre creduto». Nata come asilo comunale a fine Ottocento e poi passata alla gestione parrocchiale, la scuola porta nel Dna l’eredità delle Suore di Maria Bambina, che per decenni hanno vissuto dentro la struttura: «Erano uno specchio educativo splendido. Ne sentiamo la mancanza, ma ci portiamo dietro tutto quello che ci hanno lasciato: la cura, l’attenzione, lo sguardo ai bambini, sempre nuovo, di accoglienza e di pazienza». L’ultima religiosa è mancata l’anno scorso; la comunità è presente nella casa di riposo delle suore in paese, dove i bambini vanno a trovarle.
Oggi la scuola accoglie una sessantina di bambini e comprende la sezione Primavera, dai due anni compiuti. Il progetto educativo, dice Piccolotto, ha preso una direzione precisa: «Semplicità, ritorno alla lentezza, alla meraviglia, al Creato». Aiuta una sede immersa in tremila metri quadri di verde: «Non è un giardino, è un parco, alle pendici della montagna». I bambini escono anche quando piove e curano l’orto. «Vogliamo riportare il bambino a quella meraviglia che gli stava per essere tolta dalla frenesia dei programmi. Ci fermiamo, parliamo, li ascoltiamo, perché non sono più tanto ascoltati».
La denatalità si sente, ammette la coordinatrice, anche se la posizione pedemontana permette di accogliere famiglie da più Comuni. Pesa il nodo economico: «Quella famosa parità scolastica non c’è mai stata». Restano la festa, la lotteria e soprattutto la parrocchia, «quella spina dorsale che sostiene queste scuole».
Alla fine, ciò che non può mancare è una cosa sola: «Ritornare alla Parola, non perdere mai il riferimento che siamo scuole cattoliche. Dobbiamo ritornare a Gesù, al suo Vangelo. Non è una cosa in più: è quello che ci fa fare la differenza, per l’occhio con cui guardiamo i bambini e le famiglie. È un modo diverso di fare comunità e di essere scuola».