Idee
“La lotta di Liberazione è stata una delle pagine fondanti della storia repubblicana. Essa segna il riscatto morale e civile di un popolo che, nella Resistenza, espresse la forza e la capacità di affermare i valori di libertà, giustizia, pace, democrazia. Quei valori, scolpiti nella nostra Costituzione, non sono soltanto il frutto di una stagione storica: costituiscono il fondamento dei valori della nostra convivenza civile e della presenza dell’Italia nel contesto internazionale. Una condizione ottenuta a caro prezzo, che ci richiama rigorosamente, ogni giorno, alla responsabilità di difenderla e rinnovarla”.
Sono parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla vigilia del 25 aprile, ricevendo al Quirinale gli esponenti delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma.
Ogni anno si celebra l’anniversario della Liberazione e ogni anno vengono ricordati, non solo dalle più alte cariche dello Stato, i valori legati ad una epopea che ha segnato la nascita dell’Italia repubblicana. Ogni anno ci sono anche le polemiche sul senso del ricordo, sulle vere o presunte divisioni sul tea 25 Aprile e Resistenza.
Qui però vale lasciarsi provocare e riflettere sulle parole del Capo dello Stato che richiama il ricordo di un fatto storico, passato, e vi lega valori sempre attuali. In qualche modo fa pensare alla necessità della memoria e della tradizione, alla capacità, cioè, di trasmettere “di generazione in generazione” conoscenze, sentimenti e valori che vorrebbero essere patrimonio comune.
La scuola, in questo compito, è in prima linea. La scuola pubblica, che ha fatto propri i fondamenti della Repubblica e della Costituzione, che mira allo sviluppo integrale della persona e alle questioni fondamentali della libertà, della capacità di scelta, del protagonismo individuale e della responsabilità sociale di ciascuno.
La scuola come elemento chiave della trasmissione della memoria, perché è nell’ambito scolastico (certo non solo, ma in modo speciale sì) che si acquisiscono conoscenze e soprattutto si fa esperienza dei valori che sono alla base della nostra convivenza: rispetto, accoglienza, libertà (solo per citarne alcuni).
La scuola diventa allora presidio fondamentale per la memoria collettiva e nello stesso tempo può costituire un antidoto importante per evitare le derive così facili nella società contemporanea. Anzitutto la perdita della memoria, insieme all’individualismo esasperato che offusca il rispetto e l’accoglienza dell’altro e porta sovente al prevalere della legge del più forte.
E qui è ancora Mattarella che sapientemente estende la visione: libertà e pace – ha sottolineato il Presidente alla vigilia del 25 Aprile – “non sono elementi e dati acquisiti una volta per tutte. Sono beni resi fragili dalla dissennatezza e che richiedono consapevolezza e impegno. Si tratta di un patrimonio che deve essere custodito, fatto vivere, trasmesso alle giovani generazioni. Il prevalere della legge imposta da chi si ritenga provvisoriamente più forte è destinato, infatti, a seminare lutti e distruzioni, aprendo a una condizione di conflitti permanenti, di barbarie nella vita internazionale”.
Lo vediamo bene nel presente, segnato da tragedie continue e dal rumore delle armi. Possiamo rispondere coltivando relazioni e comportamenti diversi, certo da non dare per scontati.