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Si riapre il caso di Matteo Toffanin. «Chi sa la verità, ora parli»
Dopo 31 anni si riapre il caso sulla morte di Matteo Toffanin, ucciso per uno scambio di persona. Cristina, fidanzata di allora, non si è mai rassegnata
FattiDopo 31 anni si riapre il caso sulla morte di Matteo Toffanin, ucciso per uno scambio di persona. Cristina, fidanzata di allora, non si è mai rassegnata
Una mattina di fine febbraio Cristina Marcadella riceve una telefonata da un funzionario della Questura di Padova. In un attimo mille pensieri le passano per la mente, dalla possibilità che vogliano comunicarle un incidente di una persona cara all’ipotesi che sia stato ritrovato qualcosa di suo, smarrito chissà dove. «Mai avrei immaginato – racconta Cristina Marcadella – che il motivo di quella telefonata potesse essere Matteo e l’agguato che gli costò la vita il 3 maggio 1992 a causa di uno scambio di persona».
Nessuno, infatti, fino a quel momento sapeva che le indagini sulla morte di Matteo Toffanin si stavano riaprendo. Per la Procura ci sono «novità emerse di recente» e parla di «rilettura degli atti». «Ero frastornata – prosegue Cristina – Inizialmente non ho compreso con chiarezza cosa stesse accadendo. Sono andata dalla polizia e ho risposto alle domande su quella sera e sui giorni successivi. Ricordare quegli attimi di paura di nuovo in un ufficio di Polizia mi ha riportato indietro con la memoria tanto che per alcuni giorni ho vissuto quasi in un limbo. Sì, frastornata. Eppure da anni racconto la storia mia e di Matteo agli studenti nelle scuole. Ma in Questura è stato diverso. È stato come trent’anni fa». Cristina e Matteo quella domenica di maggio erano a bordo di una Mercedes bianca sotto casa della ragazza nel quartiere Guizza, in via Tassoni. Tornavano da una gita al mare con gli amici. Mai si sarebbero aspettati di essere travolti da una raffica di colpi probabilmente destinati al pluripregiudicato Marino Bonaldo che abitava a pochi palazzi di distanza da Cristina e possedeva una macchina identica. Degli assassini si persero le tracce. L’unico dato certo è che fuggirono a bordo di una Fiat Tipo targata Venezia. Bonaldo, come ha sempre fatto, anche adesso davanti alle domande del pubblico ministero Roberto D’Angelo non ha nessun cedimento e continua a mantenere la sua posizione di estraneità ai fatti. Da quello che è dato sapere gli investigatori hanno identificato e indagato per quell’omicidio aggravato dalla premeditazione due uomini e pare che la pista seguita dagli inquirenti coinvolga la Mala del Brenta. Come scrive Cristina Genesin sulle pagine del Mattino questa che riparte è «un’inchiesta che vede protagonisti due nomi noti della vecchia Mala del Brenta, Andrea Batacchi, 60 anni di Padova, e Sergio Favaretto, 69enne di Cadoneghe, componenti del gruppo di fuoco di Felicetto Maniero addestrato per mettere a segno rapine e assalti a blindati». E proprio Favaretto parrebbe esser stato citato da Stefano Galletto, il superpentito veneziano sentito dal pm: lo scambio di persona prende corpo anche perché il criminale aveva un difetto alla vista. Ma Cristina Marcadella resta cauta e spiega: «Non voglio illudermi. In questi anni altre volte ci è sembrato di essere vicini alla verità ma poi tutto si è concluso con un nulla di fatto. Certo questa volta sembra ci siano più elementi per chiarire finalmente chi erano i mandanti e per quale motivo erano stati assoldati, ma se neanche adesso giungessimo alla verità ne resterei molto delusa. Meglio lasciare lavorare gli inquirenti e attendere la conclusione delle indagini. Certo non posso nascondere che a più di trent’anni dall’agguato mi aspettato che chi sa la verità parli una buona volta». Intanto Cristina, insieme al giornalista Antonio Massariolo e all’illustratore Giorgio Romagnoni, continua a presentare il racconto illustrato Matteo Toffanin. Quanto può crescere una quercia? per tenere viva la memoria del giovane. La prossima presentazione è domenica 19 marzo alle 21 alla LibrOsteria in via Savonarola 167 a Padova.