Fatti
Tra i dubbi e le esitazioni in merito al progetto Silva c’è una certezza: venerdì 13 marzo si riunirà la Conferenza dei servizi che dovrà esprimersi sull’autorizzazione della piattaforma per il recupero di rifiuti sanitari e il trattamento di scorie da fonderie. Un’autorizzazione che appare sempre più lontana a seguito del parere negativo sul progetto da parte dell’Ulss 7 Pedemontana che si somma alla richiesta di sospensione dei procedimenti autorizzativi richiesta dall’Autorità di Bacino distrettuale delle Alpi Orientali. Un passo in avanti che segue il voto del Consiglio regionale del Veneto, su una mozione con prima firmataria la consigliera del Pd Chiara Luisetto, che ha confermato all’unanimità il vincolo di salvaguardia delle zone in cui sono collocati i pozzi a uso potabile, definito lo scorso agosto dal Consiglio di Bacino Ato Bacchiglione.
Riavvolgiamo i fili della vicenda: da una parte c’è l’azienda Silva, di Ecoeridania, che chiede di ampliare la struttura esistente, integrando alcune lavorazioni ad alto impatto ambientale con potenziali rischi per la salute e l’ambiente. Una progettualità che ha sede nell’Alto Vicentino, a Montecchio Precalcino, ma che potrebbe avere ripercussioni anche nel Padovano, dato che l’area interessata è quella da cui si approvvigiona l’acquedotto di molti Comuni. Dall’altro, enti, cittadini, Comuni e istituzioni sollecitano, invece, di imporre il divieto di costruire o gestire attività insalubri o pericolose in una zona di ricarica della falda idrica da cui attingono l’acqua i cittadini di Novoledo e Dueville e che alimenta l’acquedotto di Padova e di alcune zone di Vicenza.
Un principio di prevenzione, per evitare a monte potenziali pericoli per le acque potabili, che i vicentini conoscono già molto bene con il caso Pfas e Miteni. La Provincia di Vicenza infatti sottolinea che sta agendo per non lasciare nulla di intentato, come ha dichiarato il presidente Andrea Nardin che ha voluto convocare il sindaco di Montecchio Precalcino Fabrizio Parisotto, a riprova della sinergia con gli enti coinvolti nella procedura. «Stiamo procedendo con estremo rigore – spiega Nardin – La nostra priorità è la tutela dei corpi idrici e la sicurezza dei cittadini. I pareri tecnici pervenuti finora ci dicono che il percorso di approfondimento che abbiamo preteso era, ed è, necessario».
Dopo un anno e mezzo dalla presentazione del progetto sembra che la parola fine sia arrivata, anche se ci sono ancora zone d’ombra: «Vogliamo andare fino in fondo per comprendere che cosa aveva portato a dicembre la Commissione Via a dire sì al progetto – chiosa il Comitato Tuteliamo la Salute – L’ente di gestione delle acque ha chiesto la sospensione e l’Ulss ha dichiarato addirittura la non compatibilità. Vogliamo che i verbali di quella seduta vengano resi pubblici».