«Facendo dunque anche noi memoria, o Signore, delle sue sofferenze salvifiche, della croce vivificante, della sepoltura per tre giorni, della resurrezione, dell’ascensione ai cieli, del suo sedersi alla tua destra, o Dio Padre, e della sua seconda gloriosa e temibile venuta, ti offriamo ciò che è tuo, preso da ciò che è tuo, in tutto e per tutto». È un passaggio della preghiera eucaristica orientale nota come “anafora di san Basilio” e non è difficile capire, leggendo un testo così pieno di autorità, come mai a questo vescovo del 4° secolo sia stato attribuito l’appellativo di “Magno”. Perfetto è l’equilibrio con cui il divino sboccia dalla più radicale concretezza. Le verità di fede sono descritte con una precisione ineludibile, ed è così che nascono le grandi opere spirituali, dalle minime, come la poesia, alle mistiche. La regola è la stessa: non dire ma “mostrare”, non usare le parole cerebrali e retoriche, ma quelle vere “in tutto e per tutto”, perché pieno di vera carità “in tutto e per tutto” possa essere ogni gesto, pensiero, opera dei cristiani. Da una simile ispirazione viene il titolo della nuova enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, che sembra sospeso tra l’appello del vocativo e il sospiro del sogno: o magnifica umanità e oh, magnifica umanità… Un documento che ripropone con preziosa semplicità, nella confusione di oggi, l’obiettivo che deve darsi il credente: costruire la “civiltà dell’amore”. Al numero 234 scrive il Santo Padre: «La spiritualità di cui abbiamo bisogno è una spiritualità eucaristica». E subito aggiunge: «L’“Amen” che diciamo nella liturgia, il Corpo che mangiamo e il Sangue che beviamo, danno forma a tutta la nostra vita». Facile trarre la morale: solo Dio sa rendere umano (e magnifico) l’uomo.