Chiesa
Iniziamo questa Settimana Santa senza che si plachino i conflitti in Medio Oriente, mentre non si fermano i combattimenti fra Russia e Ucraina e la violenza prosegue anche nelle tante guerre che non fanno notizia sui nostri telegiornali. Un anno fa Papa Leone si rivolgeva per la prima volta al mondo richiamando la pace offerta da Cristo risorto: “la pace sia con voi”. Da allora ha continuato a invocare i Paesi belligeranti a deporre le armi per avviare un nuovo tempo del dialogo e della riconciliazione, ma, purtroppo i suoi appelli continuano ad essere disattesi. Come possiamo vivere in tale situazione questi giorni verso la Pasqua, quella che la liturgia chiama settimana “autentica”? Come famiglie siamo chiamate a restare unite, aumentando la comunione fra noi e lo spirito di preghiera, anzitutto, per quanto possibile, proponendosi di partecipare insieme con la propria comunità alle celebrazioni solenni del Triduo Pasquale. Sì, è proprio attraverso la preghiera che le parole delle nostre celebrazioni si trasformano in gesti concreti di carità improntati ad uno spirito di pace. Poi sarà significativo radunarsi intorno alla tavola, magari con al centro il ramo d’ulivo ricevuto la Domenica delle Palme, simbolo universale di pace. I genitori con i figli e se ci sono i nonni pregano perché lo Spirito ispiri in loro azioni tangibili di riconciliazione. Un fratello può prendere l’iniziativa di interrompere una crisi comunicativa con un altro fratello, facendo il primo passo per una distensione. Il capofamiglia può comunicare l’iniziativa di telefonare ad un conoscente anziano che non si sente da tanto tempo e di cui si sa la condizione di solitudine. Un altro membro della famiglia può condividere un gesto di carità praticato in favore di un povero. Sono solo alcuni esempi dei mille modi di cui una famiglia dispone per mettere in pratica il Vangelo della passione, morte e resurrezione del Signore. Attualizzare la croce, questo ci è chiesto, immedesimandoci nelle parole di Gesù. Di fronte alle tragedie dell’umanità e più semplicemente di fronte al dolore innocente e alla sofferenza in ogni sua manifestazione siamo tentati di chiederci perché Dio “permetta” tutto questo, ma è proprio in questi momenti che ci viene indicata la via della croce. In una fiction di ormai parecchi anni fa, a Gesù che prega nel Getsemani compare il diavolo che gli mostra gli orrori delle guerre nella storia degli uomini cercando di persuaderlo a non seguire la volontà del Padre, a non sottoporsi a quel sacrificio apparentemente inutile. Ma Gesù non desiste, si affida come figlio amato e si sottopone volontariamente alla sua passione. È chiesto così anche a noi questa Pasqua, di stare con Gesù sulla croce, di perdonare i portatori di morte perché non sanno quello che fanno, di scegliere da che parte stare. Se ogni famiglia cristiana riuscirà a fare Pasqua in questo modo, gettando via l’uomo vecchio e passando ad una nuova vita, allora ci sarà speranza per tutti. Ancora una volta il Signore ci rialza dalle nostre morti e ci porta con sé verso una novità che può riverberarsi verso tutti coloro che incontriamo e potremo con gioia dirci che Cristo è risorto, è veramente risorto e continuare il nostro cammino verso la vita eterna in cui egli ci precede.