Idee
«L’antibiotico resistenza è un problema e sappiamo quali sono gli effetti negativi quando gli antibiotici vengono utilizzati in modo inappropriato, per esempio in caso di infezioni virali scambiate per batteriche. Per questo è importante ridurne l’uso e per farlo dobbiamo lavorare in sinergia».
Parte da una certezza suffragata dai dati che fanno dell’Italia uno dei Paesi europei con il consumo più elevato di antibiotici la riflessione di Annamaria Cattelan, direttore della struttura complessa di malattie infettive dell’Azienda Ospedale-Università di Padova. «Anche in questo periodo, di fronte a febbri altissime e problemi intestinali, si ricorre subito all’antibiotico quando spesso non serve. All’Ospedale di Padova abbiamo creato un team multidisciplinare che da tre anni punta a migliorare l’appropriatezza della prescrizione. La leadership è dell’infettivologo che collabora con microbiologo, infermiere epidemiologo, farmacista, in condivisione con i colleghi medici specialisti dei vari reparti, e in gruppo si procede alla valutazione dei singoli pazienti. Si decide insieme se proseguire la terapia, modificarla passando da quella per via endovenosa a quella per via orale, o anche di sospendere le terapie antibiotiche».
Perché tarature graduali si possono fare e i risultati, ottenuti con 7.500 consulenze nei reparti e 1.500 al pronto soccorso nel corso del 2024, si vedono. E incoraggiano l’Unità di malattie infettive a cercare di allargare il numero dei reparti che vengono visitati dal team e di dare continuità all’azione che è strategica solo se costante. Diversi sono gli interventi che possono essere adottati: «La terapia può essere a spettro troppo ampio o troppo ridotto, la dose non corretta troppo bassa o alta fino alla tossicità, a volte la terapia è troppo lunga, per esempio quando all’ingresso in ospedale dal pronto soccorso si avvia una terapia che viene lasciata senza taratura corretta anche durante la degenza, oppure non viene cambiata quando arriva l’esito delle emoculture biologiche che abbiamo dopo 24/48 ore».
Il lavoro di affiancamento del team nei reparti dell’Ospedale di Padova ha portato a ridurre in modo significativo l’uso di antibiotici da una Ddd (dose media giornaliera di un farmaco) dal 96 per cento nel 2019 all’attuale 78 per cento: «L’Italia è maglia nera per l’uso di antibiotici, insieme a Cipro, Grecia e alcune Regioni dell’est Europa come Romania e Bulgaria. Germania, Gran Bretagna e Francia hanno avviato da molti anni politiche di controllo. Il lavoro del team punta a ridurre i tempi di trattamento e superare l’esitazione di alcuni colleghi nel sospendere le terapie antibiotiche, avviando la de-escalation da molecole complesse a molecole semplici o passando all’uso di antibiotici di classe comune che non hanno necessità di attenzione specifica. Ridurre l’antibiotico resistenza limita l’insorgere di complicanze, evita l’allungamento delle degenze con disagi per i pazienti e per le famiglie e un impatto anche sui costi. Senza contare che a livello globale si stima che nel 2050 l’antibiotico resistenza provocherà un numero di decessi superiore a quelli dei tumori e delle malattie cardiovascolari».
In queste settimane, con l’arrivo dell’influenza, anche la vaccinazione riduce la necessità di ricorre agli antibiotici. Spiega Annamaria Cattelan: «Patologie batteriche, otiti o altri disturbi evitabili con la vaccinazione sono impegnativi per le persone fragili per età o perché affetti da altre patologie. Il vaccino ha un effetto diretto sull’uso degli antibiotici perché riduce le complicanze, proteggendo chi si vaccina e chi sta intorno a lui».
In aggiunta, sulla promozione della stewarship antibiotica – una gestione responsabile dell’uso degli antibiotici – Nursing Up, il sindacato degli infermieri, sottolinea che il capitale professionale degli infermieri è sottoutilizzato in Italia e potrebbe contribuire a ridurre l’abuso di antibiotici grazie al lavoro svolto con continuità per la raccolta dei campioni, il controllo dei tempi di somministrazione, la rilevazione precoce delle variazioni cliniche, l’educazione terapeutica, la gestione del passaggio da somministrazione endovenosa a quella orale: «Sono interventi che incidono sulla durata delle terapie, sugli esiti clinici e sulla sicurezza del paziente: in reparti con competenze avanzate le infezioni correlate all’assistenza si riducono del 20–30 per cento».
Con antibiotico resistenza si fa riferimento a quel fenomeno per cui i batteri diventano resistenti all’azione degli antibiotici, rendendoli di fatto inefficaci. Tale fenomeno può essere accelerato dall’uso improprio degli antibiotici e portato all’estremo può essere una delle minacce per la salute pubblica globale.
Secondo l’Aifa, a livello globale l’antibiotico resistenza provoca oltre 1,3 milioni di morti l’anno. In alcune regioni asiatiche la resistenza ai fluorochinoloni supera il 70 per cento; anche in Europa si diffondono ceppi di Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae e Acinetobacter refrattari ai carbapenemi, antibiotici di ultima linea.