Fatti
Spesso chi pensa alle terme vede accappatoi bianchi, passi lenti in corridoi ovattati: un luogo di riposo più che di sport, spesso associato a un’età in cui il corpo chiede più cura che prestazione. Per una settimana, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, ad Abano e Montegrotto il quadro è stato diverso: una trentina di atleti e atlete del Centro sportivo nazionale Fiamme Oro hanno infatti popolato vasche e stabilimenti, reduci da una stagione che li ha portati dagli Europei di Birmingham ai Giochi del Mediterraneo.
Tra loro anche nomi noti fuori dagli stadi: Larissa Iapichino, Yeman Crippa, vincitore quest’anno della maratona di Parigi, e il campione olimpico ed europeo di marcia Massimo Stano, oltre alle medagliate europee Alexandrina Mihai e Rebecca Lonedo, la velocista Delia Kaddari e giovani promesse come Elisa Valesin, oro mondiale under 20 con la staffetta mista 4 x 400. Più che una vacanza un momento essenziale per ricaricarsi fisicamente e mentalmente: chi vive ai ritmi dell’agonismo internazionale sa infatti che il recupero conta quanto l’allenamento, anche per prevenire gli infortuni.
Che l’atleta e l’acqua termale si incontrino, del resto, non è una novità: le Aquae Patavinae erano frequentate già in età romana, e nelle terme antiche il bagno era legato all’esercizio fisico: si faceva ginnastica, poi ci si immergeva, poi ci si curava. Un legame, quello tra corpo, sport e acque, che non si è mai davvero interrotto e che oggi torna con il linguaggio della professionalità e della ricerca scientifica. Dopo una fase pilota nel 2025, il Centro Studi Termali Pietro d’Abano e il Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell’Università di Padova hanno avviato quest’anno uno studio più strutturato, coordinato dal direttore scientifico Fabrizio Caldara e dalla docente Irene Leo, per capire se e come il termalismo, e in particolare la fangoterapia, aiuti davvero il recupero psicofisico degli atleti.
I dati dell’anno scorso, ricavati da un campione relativamente ridotto, aveva già dato indicazioni incoraggianti: meno stress percepito, più benessere generale, un miglior stato emotivo dopo il ciclo di trattamenti. Quest’anno il campione è stato ampliato e al protocollo si sono aggiunti questionari validati e biomarcatori, per capire cosa accade davvero nell’organismo durante un periodo dedicato alla rigenerazione. Lo sport di alto livello è il punto di partenza, perché sottopone il corpo e la mente a stress estremi, ma la prospettiva è più ampia: estendere i risultati a chi fa sport per passione, e in generale al ruolo delle risorse termali nella promozione del benessere.
Il programma per gli atleti ha alternato trattamenti ad attività di gruppo: un’escape room al Castello del Catajo, una visita in un frantoio dei Colli, la pallanuoto, il dragon boat e una prova di orienteering. «Abbiamo vissuto insieme tante attività, dalla fangoterapia al team building», ha raccontato Massimo Stano durante l’incontro conclusivo con Franco Bragagna, storica voce dell’atletica in Rai. Stano è convinto che questo passaggio aiuterà la squadra a rendere meglio nelle prossime gare, lo sguardo già rivolto a Los Angeles 2028. Yeman Crippa ha parlato invece di una settimana intensa e di un’occasione per ritrovarsi, in vista della maratona di New York del primo novembre: «Mi sento pronto, sia fisicamente che mentalmente».
Per il territorio la posta in gioco è evidente: il bacino termale euganeo conta circa 5 mila addetti e 3 milioni di presenze l’anno, e cerca da tempo di parlare a pubblici nuovi, a partire da sportivi agonistici e amatoriali, squadre, federazioni e medici sportivi. Forse è questa la sfida più interessante: le terme non devono smettere di essere un luogo di quiete, ma possono dimostrare, con gli strumenti della scienza, che quella quiete è un lavoro serio sul corpo e sulla mente. Tanto per chi ha corso la maratona, quanto per chi cerca semplicemente un momento di cura di sé e di relax.