Idee
Per chi vive nei Campi Flegrei, il terremoto di ieri sera non segna un prima e un dopo. È un nuovo episodio di una crisi che dura da anni. Per questo la notizia non è soltanto la scossa di magnitudo 4.7, ma la continuità di un fenomeno con cui migliaia di persone convivono da tempo.
Alle 19.46 si è verificato il terremoto più forte registrato da quando è attivo il monitoraggio strumentale dell’area flegrea. Nelle ore successive i sismografi hanno rilevato altri 162 eventi sismici, diciassette dei quali superiori a magnitudo 2 e di questi cinque oltre magnitudo 3. È lo sciame sismico più consistente degli ultimi tempi. Un dato che conferma come il bradisismo continui a produrre i suoi effetti e come la relativa tregua delle ultime settimane non rappresentasse un’inversione di tendenza, ma soltanto una fase di minore intensità.
La direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’Ingv, Lucia Pappalardo, ha usato parole che meritano di essere meditate ben oltre l’emozione di queste ore.
«Per la verità ci sorprendeva più la relativa quiete delle ultime settimane».
È un’affermazione che ribalta il senso comune. L’assenza di scosse importanti aveva alimentato, quasi inconsapevolmente, l’idea che la fase più critica fosse alle spalle. Ma la realtà era un’altra. «Il bradisismo non si è mai fermato», osserva ancora Pappalardo. Il suolo continua a sollevarsi di circa un centimetro al mese, il degassamento della Solfatara resta elevato e sono proprio questi fenomeni ad alimentare la deformazione della crosta terrestre e quindi gli sciami sismici. Non siamo davanti a un fatto nuovo, ma alla prosecuzione di un processo che la comunità scientifica segue con continuità e che impone di mantenere alta l’attenzione.
Anche il presidente dell’Ingv, Fabio Florindo, invita a guardare i fatti senza cedere né all’allarmismo né a rassicurazioni superficiali.
«Finché c’è sollevamento noi ci dobbiamo aspettare delle scosse. Il problema è che non sappiamo l’entità».
È probabilmente questa la frase che meglio sintetizza la situazione dei Campi Flegrei. La scienza è in grado di spiegare il fenomeno, di monitorarlo con strumenti sempre più sofisticati, di indicarne le dinamiche. Non può però stabilire quando si verificherà la prossima scossa né quale intensità potrà raggiungere.
Ed è proprio questa incertezza a rendere il bradisismo diverso da molte altre emergenze naturali. Nello stesso tempo, però, gli studiosi ribadiscono un elemento altrettanto importante: «non ci sono evidenze di risalita del magma», cioè di quei segnali che farebbero pensare a un’imminente eruzione. Due affermazioni che non si contraddicono, ma si completano: prudenza, dunque, ma nessun catastrofismo.
La cronaca, intanto, consegna un bilancio che non può essere liquidato come marginale. Ventuno feriti, due dei quali ricoverati in codice rosso. Il crollo della facciata di una palazzina a Pozzuoli, cornicioni e intonaci precipitati in diversi punti tra Pozzuoli e Bagnoli, il cedimento di un traliccio dell’alta tensione ad Agnano con ripercussioni sulla rete elettrica, il distacco di un costone di tufo in via Gerolomini a Pozzuoli, il crollo di un muro di contenimento sui binari della Cumana, la chiusura del porto di Pozzuoli per le lesioni alle vie di accesso alle banchine e la sospensione dei collegamenti con Ischia e Procida. A questo si aggiungono ventidue nuclei familiari costretti a lasciare le proprie abitazioni e l’immediata apertura dei centri di accoglienza. Sono fatti. E sono fatti che richiamano una responsabilità che va ben oltre la gestione dell’emergenza.
Ma sono anche domande. Perché un territorio che sa di convivere con il bradisismo non può limitarsi a contare i danni dopo ogni scossa. Deve interrogarsi sulla qualità del patrimonio edilizio, sulla manutenzione delle infrastrutture, sulla capacità di mettere realmente in sicurezza gli edifici più vulnerabili, sulla rapidità delle verifiche e degli interventi.
Non si tratta di attribuire responsabilità affrettate. Sarebbe ingiusto e persino inutile nelle ore dell’emergenza. Ma proprio perché il bradisismo non è un evento imprevedibile, bensì una condizione che accompagna da anni la vita dei Campi Flegrei, la prevenzione non può essere considerata un capitolo secondario. La vera sfida non consiste nel rincorrere ogni nuova scossa, ma nel costruire, giorno dopo giorno, le condizioni perché le conseguenze siano sempre più limitate. La differenza tra un territorio fragile e un territorio resiliente non sta nella possibilità di impedire il terremoto, ma nella capacità di ridurne gli effetti sulle persone.
C’è un ultimo aspetto che merita di essere sottolineato. Il bradisismo obbliga a ripensare anche il concetto stesso di emergenza. Un terremoto dura pochi secondi. Il bradisismo, invece, può durare anni. Cambiano così anche le responsabilità.
La politica è chiamata a programmare, non soltanto a intervenire.
Le istituzioni devono garantire una presenza costante, non soltanto nelle ore in cui si accendono i riflettori. La comunità scientifica deve continuare a comunicare con trasparenza, evitando sia il linguaggio rassicurante a ogni costo sia quello che alimenta paure incontrollate. E i cittadini hanno diritto a informazioni chiare, tempestive e comprensibili, perché la conoscenza è il primo strumento di protezione civile.
Quando l’attenzione dei media si sposterà altrove, nei Campi Flegrei il bradisismo continuerà. Continueranno il monitoraggio dei ricercatori, il lavoro delle amministrazioni, la vita delle famiglie, delle scuole, delle parrocchie, delle attività economiche. È questo il tempo più difficile, perché è il tempo della quotidianità. Ed è proprio nella quotidianità che si misura la credibilità delle istituzioni, l’efficacia della prevenzione e la maturità di una comunità. La sfida non è imparare a convivere con la paura, ma con il rischio: senza negarlo, senza inseguirlo, senza lasciarsene dominare. È questo l’equilibrio difficile che attende i Campi Flegrei. Ed è da questo equilibrio che passa il futuro di un territorio che chiede di essere accompagnato, non soltanto soccorso.