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“Il nostro obiettivo è dare vita a un sistema di aiuto e vicinanza alla popolazione che duri nel tempo”. A spiegarlo, al Sir, José Manuel León, padre passionista e vescovo ausiliare eletto di Caracas. La sua nomina risale allo scorso 18 marzo, e sarà ordinato vescovo tra pochi giorni, il 15 agosto. Ma non c’è molto tempo per i “preparativi”. Il nuovo vescovo ausiliare ha avuto dall’arcivescovo Raúl Biord Castillo un compito chiave all’interno del comitato che si occupa dell’assistenza alla popolazione terremotata, in seguito al duplice sisma del 24 giugno, e al lungo cammino di ricostruzione.
In particolare, padre León sta coordinando l’attività degli aiuti immediati, che vede in prima linea la Caritas, avendo come destinatari sia i molti abitanti di Caracas in vari modi colpiti dal terremoto, sia coloro che vivono nella vicina di diocesi di La Guaira, la più falcidiata dalle scosse. Ma nel colloquio con il Sir guarda anche al futuro del Paese, auspicando un dialogo sociale e civile che permetta una ricostruzione “a partire dall’umano”.
Ancora in piena emergenza. Anche se il terremoto del Venezuela sta, gradualmente, sparendo dalle prime pagine, la situazione, riferisce il vescovo eletto, è ancora segnata dall’emergenza: “Vaste fasce della popolazione hanno bisogno di tutto. In tanti sono ospitati nei centri d’accoglienza, nelle scuole, in tende all’aperto”. Alcuni di questi spazi sono seguiti dall’arcidiocesi, che nel primo mese ha distribuito in città 500 tonnellate di aiuti alimentari e generi di prima necessità. Resta fondamentale anche l’assistenza spirituale, a partire dalle messe, che “vengono in molti casi celebrate all’aperto, dato che circa 25 chiese sono state fortemente danneggiate, di cui 5 praticamente distrutte”.
L’attenzione ad anziani, minori, mutilati. Una particolare attenzione, spiega padre León, viene rivolta alle persone fragili, ai gruppi più vulnerabili: “Al primo posto metterei gli anziani, coloro che sono stati colpiti dal terremoto si trovano in una situazione di totale mancanza di protezione, hanno bisogno di un’attenzione continua. Poi, ci sono i bambini, gli adolescenti… Ci sono, soprattutto, molti orfani, che hanno avuto un impatto psicologico molto forte. Quindi, tra coloro che hanno bisogno di cure, vorrei menzionare i tantissimi mutilati, le persone che a causa dei crolli che li hanno investiti resteranno mutilati. C’è un gran bisogno di protesi. È stato creato un registro, per incrociare le necessità e le disponibilità”.
Il grande lavoro dei sacerdoti e delle comunità, sempre più sinodali. Da molti, in queste settimane, è stato evidenziato il grande lavoro da parte dei sacerdoti: “Non c’è dubbio, sono stati in prima linea, c’è un grande bisogno di accompagnamento nel lutto e di sostegno nella fede. Le parrocchie si sono organizzate molto bene, con messe all’aperto, mense, luoghi di raccolta. C’è stato un ascolto attento delle persone, abbiamo assistito a una sorta di ‘teologia della presenza’. Non c’è dubbio, i sacerdoti sono stati all’altezza della situazione, ma altrettanto si deve dire delle religiose, dei religiosi, di molti laici. Direi che, nell’emergenza e dentro a una situazione molto complicata, abbiamo visto operare una Chiesa davvero sinodale, capace di creare comunità”.
L’invito al dialogo. Secondo il vescovo ausiliare, anche la situazione sociale e politica di transizione che vive il Paese, a sette mesi dalla cattura di Maduro e all’inizio di un dialogo tra Governo e settori dell’opposizione, spinge “a costruire il futuro insieme, a vivere un buon dialogo. Nel contesto attuale, viene richiesta la partecipazione di tutti, con un nuovo approccio. Il compito è quello di ricostruire il Paese a partire dall’umano, non solo pensando a ricostruire gli edifici”.
Infine, padre León esprime un pensiero di gratitudine “a tutti i Paesi del mondo, sono arrivati aiuti anche da quelli che avevano troncato le relazioni diplomatiche. Gli aiuti sono stati molto importanti. E insisto: ci servono ancora aiuti umanitari, insieme alle vostre preghiere, che vengono prima di tutto”.