Idee
In arrivo a Milano il 6 febbraio dopo aver percorso 12 mila chilometri, la fiamma olimpica in queste settimane ha illuminato anche il territorio della Diocesi di Padova portando con sé emozioni, ricordi e speranze di un’intera società radunata attorno a chi ha avuto l’onore di portare la torcia nelle varie tappe. In totale sono 10.001 le persone – a cui se ne aggiungeranno altre 501 per il percorso della fiamma paralimpica tra fine di febbraio e i primi giorni di marzo – selezionate per accompagnare il fuoco sacro di Olimpia lungo tutta la penisola in un viaggio già diventato un turbinio di storie più o meno note, esperienze professionali e vite silenziose accomunate dal comune denominatore della passione per lo sport.
La mattina di giovedì 21 gennaio ad Asiago la torcia è passata, per esempio, tra le mani di Lucio Topatigh, giocatore di hockey con quattro partecipazioni alle Olimpiadi e insignito dal Coni della medaglia d’oro al valore atletico. «Ho sempre rincorso la fiaccola e adesso ho avuto la fortuna di portarla con grande emozione perché questo fuoco non si è mai spento – confessa, ricordando allo stesso tempo il sentimento provato nel percorrere Viale della Vittoria con destinazione il Sacrario militare – Data la presenza anche di molti giovani spero che quella giornata possa spronarli nel continuare a praticare sport, con cui si possono raggiungere importanti traguardi grazie alla passione e all’amore».
Da atleta, non è mancato nemmeno un auspicio all’utilizzo futuro delle strutture olimpiche e alla possibilità di dare nuovo slancio alle attività invernali: «Se lo sci viene ormai praticato quasi in tutta Italia, l’esercizio di alcune discipline è ancora limitato solo ad alcune aree del Paese. Mi auguro che queste Olimpiadi possano rilanciare l’entusiasmo verso questi sport minori così che le grandi città investano su palazzetti aumentando, di conseguenza, i vivai giovanili».
Arrivata a Padova, la fiamma è stata accolta dal primo tedoforo Angelo Casotto, quarantenne di origini brasiliane cresciuto a Cartura dove nel 2018 ha fatto nuovamente ritorno dopo una breve parentesi. Ospite del gruppo appartamento Elling della cooperativa sociale Giovani e Amici, qui Angelo è stato accompagnato in un importante lavoro sulla sua vulnerabilità psichica che gli permette oggi di avere un certo grado di autonomia e ricoprire il ruolo di aiuto allenatore degli esordienti della squadra locale, ottenendo attestazioni di affetto e stima da tutto il paese. Una storia di inclusione che ha spinto Laura Bononi e Fiamma Ballestriero, rispettivamente coordinatore ed educatrice del centro diurno da lui frequentato, a candidarlo come tedoforo. È così iniziata l’avventura di Angelo, giunto il 21 gennaio a Padova con più di settanta accompagnatori pronti a sostenerlo. «È stata un’emozione unica vedere attorno a me molta gente che mi acclamava e cercava, anche per una foto – confessa Casotto – Mi sono proprio goduto quel momento, che ho realizzato solo successivamente, a cui è seguita una cena in pizzeria assieme alla mamma e ad alcuni ragazzi della cooperativa». Per quest’ultima Angelo ha solo parole di riconoscenza – «è stata la mia occasione di rinascita» – mentre il presidente Andrea Trevisani non nasconde la gioia per una giornata diventata occasione – ammette – per rinfrescare i valori olimpici perseguiti anche da Giovani e Amici, come l’inclusione e l’unione attraverso lo sport.
A portare la torcia nelle piazze della città del Santo è stato, invece, Mauro Bergamasco assieme al fratello Mirco, in un percorso che ha nuovamente unito nel segno dello sport i due ex rugbisti padovani. «È stato un momento che, pur nel suo essere di dominio mondiale, si è rivelato molto intimo in cui ognuno rifletteva sull’immagine del portare la fiamma – confessa Mauro – Il tema della pace passa attraverso lo sport, per me un metronomo di vita e, negli ultimi quindici anni, uno strumento per costruire a livello educativo canali comunicativi e un fattore importante anche nel mio attuale lavoro di mental coach di professionisti e sportivi. La fiamma per me portava quindi i messaggi dell’inclusione, dell’evoluzione e della visibilità della persona in quanto tale». Nel percorso compiuto dal fuoco in questi mesi Bergamasco ci vede il simbolo dei vari passaggi della vita: «Ci sono effettivamente diversi momenti in cui prendiamo la fiamma e la consegniamo poi ad altre persone; niente si arresta ma tutto si trasforma – riflette – C’è sempre una trasformazione in atto visto che nulla si distrugge mai completamente».
Venerdì 22 gennaio, infine, la torcia ha visitato anche Stra, lungo le cui strade è stata portata dalla diciottenne di Vigonovo Valentina Placida. Non è stata sicuramente la prima partecipazione a un evento sportivo per la ragazza con sindrome di Cornelia de Lange che negli anni ha preso parte a diverse maratone assieme al papà Vincenzo il quale, racconta, percepisce sia il divertimento della figlia in queste occasioni sia, al tempo stesso, la ricezione da parte della gente di un messaggio di inclusione e speranza. Quanto vissuto come tedofora e accompagnatore, però, è stato qualcosa di completamente diverso dalle altre esperienze: «Partecipare vicino a casa con l’affetto di amici e parenti ha personalmente prevalso sulla realizzazione di portare la fiamma olimpica – racconta il papà di Valentina menzionando inoltre la sensibilità dimostrata dell’intera organizzazione della tappa – Dalla serenità di nostra figlia abbiamo capito che si è resa conto della particolarità di questo momento davvero indelebile».
La frazione ha permesso di promuovere con ancora più forza i principi olimpici, condivisi anche dagli spettatori: «Nei loro occhi – conclude Placida – ho letto la comprensione del valore dell’inclusione e del riuscire a compiere con speranza e determinazioni azioni all’apparenza irraggiungibili». Come portare la fiamma dei giochi invernali che si appresta a dare il via a un’Olimpiade capace, attraverso lo sport, di celebrare la forza e la bellezza della vita.
La prima staffetta dei Giochi invernali si ebbe a Oslo 1952: il fuoco non venne acceso a Olimpia, in Grecia, ma a Morgedal, sempre in Norvegia, nel caminetto della casa di Sondre Norheim, considerato uno dei pionieri dello sci.