«È stato come costruire l’Amerigo Vespucci dentro una bottiglia di vetro lavorando solamente dal collo e facendo attenzione ai minimi particolari, con però di mezzo la vita dei pazienti». Non c’è immagine più evocativa e delicata per raccontare il primo trapianto di fegato completamente robotico realizzato in Azienda Ospedale Università Padova. Con l’eccezione, però, prima al mondo, che l’èquipe del prof. Umberto Cillo, direttore di chirurgia epatobiliopancreatica e dei trapianti di fegato, ha trapiantato un organo protetto da una macchina da perfusione durante l’impianto. La strumentazione robotica ha permesso di impiantare l’organo attraverso semplici fori sull’addome, mentre la tecnologia delle macchine da perfusione è servita a tenere in vita l’organo espiantato migliorando le sue funzionalità.