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«È come quando a uno dei miei amici nasce un figlio». Don Vito Antonio Di Rienzo, classe 1983, prete dal 2012 e originario di Bertipaglia, sceglie l’immagine della paternità per raccontare la novità di questo autunno: per la prima volta è parroco, e di tre comunità insieme: Carmine, San Daniele e Torresino in Padova. L’ingresso, presieduto dal vescovo Claudio, si è tenuto il 20 settembre alle 11. Con una scorta speciale: «Mi hanno accompagnato in bicicletta i ragazzi delle superiori dal Torresino, attraversando la città».
Due delle tre parrocchie le conosceva già, da collaboratore. Ma adesso è diverso. «Non dico che la sto “generando” io – precisa don Di Rienzo – perché è una comunità che esiste già, ma ti senti coinvolto in prima persona per farla crescere». E l’attesa era tanta: «Sì, non vedevo l’ora. Essere parroco di tre parrocchie richiede un tipo di presenza diversa rispetto all’esserlo di una sola».
La notizia è arrivata a giugno, la conferma tra la fine del mese e i primi di luglio. «Non è stata una decisione arrivata all’improvviso: ho avuto il tempo umano per accoglierla, meditarci, pregarci sopra». L’estate è servita anche a congedarsi dall’Azione cattolica, di cui è stato assistente per dieci anni. «Non ho salutato solo l’associazione – racconta – ma tutte le persone che ho incontrato. Penso alle storie condivise, alla vita dei ragazzi ai campiscuola, agli educatori e ai collaboratori».
Nella nuova “casa” porta tutto il suo bagaglio. «La mia storia, il mio desiderio e la mia vocazione di spendermi per questa comunità, offrendo le mie energie e il mio tempo. Voglio capire cosa il Signore ha in mente – continua – e come accompagnare la parrocchia, con le sue bellezze, le sue contraddizioni e la sua storia».
Una storia che passa per Maria. Il Carmine è il santuario mariano della città, il Torresino custodisce la Madonna Addolorata. E l’11 ottobre è stato ricordato un anniversario tondo: «Abbiamo appena festeggiato i 450 anni della Madonna dei Lumini – ricorda don Di Rienzo – un’immagine che rappresenta un grande affidamento della città a Maria. È bello potermi affidare a lei e mantenere viva questa devozione, facendo in modo che non sia solo una questione di tradizioni, ma una dimensione di fede reale».