Gmg 2024. Don Pincerato (Cei): “Non occupare spazi ma avviare alleanze”. Iniziative in tutte le diocesi

Il 24 novembre, solennità di Cristo Re, la Chiesa universale celebra la XXXIX Gmg, quest'anno sul tema “Quanti sperano nel Signore, camminano senza stancarsi” (Isaia). Nelle diocesi italiane fervono i preparativi che vedranno i giovani partecipare a momenti di festa, a eventi social, a laboratori, veglie di preghiera, testimonianze e pellegrinaggi, anche notturni, a santuari locali. Ne abbiamo parlato con don Pincerato, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile (Snpg)

Gmg 2024. P. Faltas (vicario Custodia): “I giovani di Terra Santa non conoscono la pace ma coltivano la speranza”

Oggi, 24 novembre, la Chiesa celebra la XXXIX Gmg. Papa Francesco ha scelto come tema un versetto di Isaia, "Quanti sperano nel Signore camminano senza stancarsi", esortando i giovani a coltivare la speranza nonostante le guerre, le ingiustizie sociali, le disuguaglianze, la fame, lo sfruttamento dell’essere umano e del creato. Padre Faltas richiama il pensiero del Pontefice e descrive come i giovani di Terra Santa affrontano queste sfide

Papa Francesco: ai giovani, “non è vero che la storia la fanno i violenti e i prepotenti”

“Non è vero, come alcuni pensano, che gli eventi del mondo sono ‘sfuggiti’ dalle mani di Dio. Non è vero che la storia la fanno i violenti, i prepotenti, gli orgogliosi. Molti mali che ci affliggono sono opera dell’uomo, inganno dal Maligno, ma tutto è sottoposto, alla fine, al giudizio di Dio. Quelli che distruggono la gente, che fanno le guerre, che faccia avranno quando si presenteranno davanti al Signore? ‘Perché hai fatto quella guerra? Perché hai ucciso?’. E loro, cosa risponderanno? Il Signore ci lascia liberi, ma non ci lascia soli: pur correggendoci quando cadiamo, non smette mai di amarci e, se lo vogliamo, di risollevarci, perché possiamo riprendere il cammino”. 

Per un umanesimo dialogico e relazionale

Uniti nella diversità e diversi nella unità. Forse è questa la grande sfida, ma sarebbe meglio dire opportunità o via che si apre dinanzi a noi. Se è vero che tutto spinge a riconoscerci partecipi di una comunità di destino come umanità, è quanto mai importante avvertire i legami che ci uniscono in maniera imprescindibile quali principio del nostro stesso essere nella infinita diversità dell’umano e come inesauribile risorsa. L’umanesimo planetario è un umanesimo relazionale che ha nel dialogo la sua cifra più propria e che solo nel dialogo può far emergere tutta la sua ricchezza