Parlano chiaro le cifre del “Rapporto italiani nel mondo 2013” della Fondazione Migrantes: dall’inizio dell’anno si contano quasi 79mila italiani espatriati, di cui più del 30 per cento tra i 20 e i 40 anni. Con oltre 4,3 milioni di soli residenti all’estero l’Italia vede oggi un trend di partenze che la riporta indietro nel tempo, a flussi in uscita, cioè, sempre più consistenti e di difficile analisi.
Papa Francesco, dopo averci sollecitato nelle prime sue due visite in Italia, a Lampedusa e al Centro Astalli di Roma, a guardare al cammino drammatico dei migranti e dei rifugiati, nel suo messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato ci invita a leggere le migrazioni come una risorsa per costruire un mondo migliore.
Questo xe un raconto natalissio che, oltre al solito Natale, toca un momento de la nostra Storia. Piero de la Monica – un reduce da l’Africa – nel secolo scorso, al tempo de l’Impero, el ne contava la storia del so Natale da militare, passà soto na tenda nel deserto.
Sui migranti occorre cambiare prospettiva per avere atteggiamenti e comportamenti più consoni al Vangelo. È questo, in ultima analisi, ciò che suggeriscono i vescovi del Triveneto in occasione della centesima Giornata mondiale dei Migrantes. Lo hanno fatto nel corso della conferenza stampa tenuta a Cavallino, nella Casa Maria Assunta dove, come è ormai consuetudine, i vescovi si ritrovano a inizio gennaio per una “due giorni” di aggiornamento pastorale.
La questione dello Ius soli era stato il tema della conferenza stampa della Conferenza Episcopale Triveneta del gennaio dello scorso anno. La presa di posizione dei vescovi triveneti era netta e chiara: i bambini che nascono in Italia sono italiani.
Quello appena iniziato, a Dio piacendo, potrebbe e dovrebbe essere quello destinato a ricomporre in unità le membra sparse del Corpo di Cristo che è la Chiesa. Il ritornare in pellegrinaggio nella Terra Santa dove è nato, vissuto, morto e risorto il Maestro e dove è risuonato il primo annuncio della buona novella, ha una forza paragonabile solo a un concilio universale di tutta la cristianità.
«La fraternità è fondamento e via per la pace». Papa Francesco definisce in modo chiaro e lineare, prendendo valido spunto dalla encicliche dei suoi predecessori (Populorum progressio di Paolo VI e Sollicitudo rei socialis di Giovanni Paolo II), il tema della fraternità da lui scelto per il messaggio della giornata mondiale per la pace che si celebra mercoledì 1° gennaio 2014. Con l’intento di offrire ai lettori la possibilità di approfondire le parole di papa Francesco, La Difesa riporta alcuni dei passaggi più significativi del lungo testo (il messaggio integrale è scaricabile da www.vatican.va).