Idee
È ancora al centro dell’attenzione mediatica l’increscioso episodio di aggressione di un ragazzo 13enne nei confronti di una sua insegnante in una scuola romana. La volontà di riprendere la violenza con uno smartphone in una mano e una lama nell’altra rende il gesto ancora più esecrabile, perché rileva una volontà e una determinazione più gravi rispetto ad un raptus improvviso. Subito ci si domanda quale disagio stia dietro ad un comportamento del genere e paradossalmente non si trovano elementi di esplicita problematicità manifestati dal ragazzo a scuola o a casa. Sarebbe più semplice individuare nella famiglia di origine dell’aggressore la causa scatenante per tale comportamento, ma, ad un primo riscontro, non appare nessuna evidenza anomala. Chi si è scagliato contro la sua docente, prima di essere fermato da un compagno, è un adolescente come centinaia di migliaia di altri e sarebbe davvero ingenuo trincerarsi dietro la convinzione che nostro figlio non lo avrebbe mai fatto. Come da questa rubrica è stato scritto anche recentemente, si rende urgente che tutta la comunità educante di scuola e famiglie si interpelli sulle proprie responsabilità e individui gli ambiti di intervento possibili per prevenire fatti del genere. Una più forte alleanza fra scuola e famiglie avrebbe lo scopo di non isolare il colpevole prendendone le distanze, ma di indagare sulle ragioni profonde del gesto di violenza. Se, per esempio, (come parrebbe dalle prime valutazioni) l’aggressione fosse dovuta all’aver ricevuto dei voti negativi, si capisce quanto sia importante che i ragazzi e i genitori non considerino la scuola come un corpo separato che freddamente valuta le competenze o riscontra i debiti formativi. La scuola è un luogo educativo in cui, in continuità con la famiglia, non si valuta solo l’intelligenza degli alunni e la loro acquisizione di competenze, ma ci si fa carico della formazione globale degli alunni, cercando di conoscere la complessità delle loro storie di vita. È importante riuscire a smontare quella separazione fra scuola e famiglie tale per cui lo studente si presenta di fronte ai professori come in una sfida, o uno scontro a suon di prestazioni. Per evitare questo i docenti dovrebbero dimostrare un maggiore interesse a tutta la persona dei loro studenti e le famiglie dovrebbero abbassare quella soglia di difesa ad oltranza dei propri figli, inculcando in essi un’idea fuorviante sul senso del loro percorso formativo. Scuola e famiglie dovrebbero sempre essere “insieme” e non “contro”. La scuola deve offrire ai genitori una forte solidarietà educativa, questi ultimi sono chiamati a mettere in campo fiducia e trasparenza di comunicazione. Questa alleanza necessaria fra scuola e famiglie dovrebbe potersi allargare anche al quartiere dove le persone vivono dando una connotazione propria al territorio. Ancora una volta c’è da domandarsi se, oltre alle altre realtà territoriali, la comunità parrocchiale non possa offrire il suo contributo di tempo, spazio ed esperienza perché aumentino le occasioni di confronto fra insegnanti, studenti e genitori, Di fronte a comportamenti antisociali, ovunque essi avvengano, tutte le componenti educative possono mettersi in ascolto, fare argine e non solo punire o isolare il colpevole, ma “guarirlo” facendolo sentire parte di un insieme in cui prevale la solidarietà rispetto allo scontro e alla competizione. Come ha avuto modo di dire il Presidente della Repubblica, Mattarella, nell’inaugurare l’anno scolastico ad Amatrice, la scuola “deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare.