Idee
“… quando giovani ebrei si sono precipitati sulla tribuna per offrire rami di ulivo, in primo luogo ai musulmani, mi sono sorpreso ad asciugare le lacrime sul mio viso”. Così scriveva il cardinale francese Roger Etchegaray dopo aver partecipato il 27 ottobre 1986 all’incontro interreligioso voluto da Giovanni Paolo II”.
Tra circa sette mesi ricorrerà il 40° anniversario di quell’evento che si incastona come una perla preziosa tra le celebrazioni per l’800° anniversario del transito di san Francesco.
L’immagine dei giovani ebrei che offrono rami di ulivo ai coetanei palestinesi muove pensieri di speranza anche in una stagione di atrocità e di disumanità provocate dai seminatori del male.
“Oso affermare – aggiungeva il cardinale Etchegaray – di aver sentito quel giorno battere il cuore del mondo. È bastato un breve incontro su una collina, qualche parola, qualche gesto, perché l’umanità straziata riscoprisse nella gioia l’unità delle sue origini”.
Quello strazio si ripete oggi ed è comprensibile che qualcuno si chieda dove sia finito lo “Spirito di Assisi” che aveva portato i rappresentanti delle diverse religioni “ad essere insieme per pregare ma non a pregare insieme”.
La domanda diventa ancor più pressante per la strumentalizzazione della religione per calcoli politici e per giustificare il ricorso alla violenza: una strumentalizzazione che si alimenta di ignoranza e di confusione.
La narrazione del card. Etchegaray continuava così: “Quando, alla fine di una grigia mattinata, l’arcobaleno è apparso nel cielo di Assisi, i capi religiosi riuniti dall’audacia profetica di uno di essi, Giovanni Paolo II, vi hanno scorto un richiamo pressante alla vita fraterna: nessuno poteva più dubitare che la preghiera avesse provocato quel segno manifesto dell’intesa tra Dio e i discendenti di Noè”.
Ecco la forza disarmata della preghiera che non pochi e non da oggi interpretano come debolezza, fragilità, inutilità: interpretazioni che diventano sfide per i credenti.
C’è un’altra immagine che il cardinale ricordava e che oggi diventa provocatoria pensando alla guerra in Europa; “ Nella cattedrale di San Rufino, quando i responsabili delle Chiese cristiane si sono scambiati la pace, ho visto le lacrime su certi volti e non dei meno importanti”.
Erano lacrime di gioia per una fraternità ritrovata mentre oggi sono lacrime di dolore e disperazione di fronte alle morti e alle distruzioni provocate dai seminatori di odio e di violenza.
Ricorrerà tra qualche mese il 40° anniversario dello “spirito di Assisi” che ha aperto tra le religioni un dialogo di pace alimentato dalla speranza. L’audacia profetica di quella giornata incontra oggi chiusure e ostacoli ma è più che mai viva nel cuore di uomini e donne che per amore della verità si ribellano a un potere che, ha affermato nei giorni scorsi il vescovo maronita Khairallah del Libano, “giustifica la violenza con la religione”.