Chiesa
“Tuttavia, “chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace”. Così Sant’Agostino raccomandava di non distruggere i ponti e di non insistere col registro del rimprovero, preferendo la via dell’ascolto e, per quanto possibile, dell’incontro con le ragioni altrui”. È un pensiero che nel messaggio per la 59a Giornata mondiale per la pace Leone XIV riprende da uno dei Discorsi del santo di Ippona.
Sono parole fuori dal linguaggio umano, appaiono tra le righe del testo. Il più delle volte sono state tralasciate per lasciare spazio ad altri aspetti, tutti importanti e condivisibili. Difficile per i commentatori soffermarsi su quello che appare un segno di debolezza o di ingenuità di fronte al delirio di onnipotenza, all’uso della forza e dalla strategia della menzogna.
Amare anche i nemici della pace appare dunque del tutto impossibile in una tragedia sconfinata dove ogni giorno cresce il dolore innocente.
Amare anche i nemici della pace non è possibile senza amare la verità.
La sfida è non cedere all’odio e all’offesa che possono apparire reazioni giustificate, ma aprire processi di conversione là dove prevalgono la tracotanza e il disprezzo.
La sfida è provocare nei nemici della pace domande sul senso del loro agire.
Per questo Leone XIV raccomanda di non distruggere i ponti del dialogo che vanno dalla diplomazia, fatta di ascolto delle ragioni degli altri, alla preghiera che è l’azione più disarmata disarmante di ogni credente.
Percorso arduo, ma non impossibile, come nella storia hanno testimoniato uomini e donne di diverse religioni, di diverse culture, di diverse sensibilità. Tra costoro Edith Stein, morta nel forno di Auschwitz, che lascia questo messaggio: “Non accettate nulla come verità che sia privo d’amore. E non accettate nulla come amore che sia privo di verità. L’uno senza l’altro diventa una menzogna distruttiva”.
Suscitare la ricerca della verità è un atto di amore: anche verso i nemici della pace.
È un’impresa che vede fede e ragione dialogare in un binomio inscindibile anche se avere fede appare come il fuggire dalla realtà e non il viverci dentro con il respiro della speranza e della fiducia. Credere anche oggi è per alcuni un verbo incerto e per altri un verbo inutile.
André Frossard, giornalista francese del quotidiano Le Figaro scrive ne libro “Dio – Le domande dell’uomo” (ed. Piemme, 1998): “A che serve credere? È facile vedere a che serve non credere: a essere soli su questa terra, che tra tutti, è il domicilio meno stabile, e a non udire, per tutta risposta alle domande che il cuore si pone, nessun’altra voce se non la propria”. La pace parla anche ai suoi nemici e ha bisogno delle voci dei suoi amici per superare il muro della loro sordità. Questa è la difficile ma non impossibile impresa.