Mosaico
C’ è una linea sottile, ostinata che separa la storia ufficiale dalla memoria vissuta. È proprio lungo questa linea che si muove La guerra del maestro (Cleup edizioni), romanzo di Daniela Borgato, giornalista e scrittrice padovana che verrà presentato mercoledì 22 alle 20.45 in biblioteca comunale a Santa Giustina in Colle e il 23 alle 18 alla libreria Feltrinelli di Padova.
L’opera restituisce voce a un’Italia ferita e resistente, immersa negli anni tra il 1943 e il 1945. Al centro c’è Isonzo Sartori, maestro elementare e uomo comune. La sua vicenda personale si intreccia con quella collettiva di un Paese occupato, segnato da violenza, paura e scelte difficili. Attraverso di lui, il lettore percorre la guerra partigiana, i tradimenti, la prigionia, la vita quotidiana di comunità spezzate. Il personaggio è costruito con una profondità che affonda nella memoria stessa della guerra. Il suo nome, ereditato da un padre mai conosciuto morto sul fronte del Piave, diventa simbolo di una continuità di dolore e di destino. In una delle pagine più intense, si legge: «Di suo padre gli era rimasta solo la scrittura incerta, parole sigillate in poche lettere custodite come reliquie in buste polverose. In ogni scritto chiedeva del picinin, di Isonzo. Aveva voluto chiamarlo così, dargli il nome del fiume spietato, teatro di battaglie vinte e perdute, della vittoria sognata».
Ma il romanzo non si limita alla dimensione individuale. Il vero protagonista è anche il territorio: una campagna veneta che oggi sopravvive solo nei ricordi. L’osteria della Regina, la chiesa abbandonata, il canale morto diventano luoghi della memoria, custodi silenziosi di ciò che è stato. «La memoria non riguarda solo le persone: anche case, piazze, fiumi, strade, sono testimoni muti della storia», sottolinea Daniela Borgato.
Tra gli episodi che hanno ispirato il libro, emerge quello – potente e quasi leggendario – di un partigiano che, con pochi uomini, riuscì a fermare un drappello tedesco. «Non ho ancora trovato conferme negli archivi, ma quella memoria orale, fragile e ostinata, mi ha spinta a scrivere», racconta l’autrice. Ma anche la rete di salvataggio messa in piedi in quel periodo anche nel padovano da alcuni parroci, tra cui quello del Torresino: sono alcune giovani parrocchiane a salvare Isonzo dalla cattura durante l’adunata in Prato della Valle. Di grande impatto il racconto della nascita di Celeste, durante una notte di occupazione nazista. «Quella scena mi ha perseguitata a lungo: la nascita di Celeste è un omaggio a tutte le vite che sbocciano anche dove la guerra sembra avere l’ultima parola».
La forza della scrittura di Borgato sta nella dimensione intima e insieme corale della grande storia che si riflette nei gesti quotidiani. Il cuore etico del romanzo emerge nel rifiuto della vendetta. «Quando Isonzo si trova davanti al nemico in ritirata, sceglie di risparmiare vite. È una decisione che spezza la logica della guerra e apre uno spiraglio di umanità. Perché la guerra non lascia vincitori, ma ferite. Credo che ricordare sia un buon modo per impedire che quelle ferite si riaprano».