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Due settimane fa, in un momento di preghiera per le vocazioni tra le parrocchie di Sacro Cuore in Padova, Pontevigodarzere, Altichiero, Buon Pastore, Sant’Antonino e San Gregorio Barbarigo, con Casa Sant’Andrea e Casa Marta e Maria, sono state proiettate su un telo alcune parole di santi e di sante: «L’avvenire è nelle mani di Dio e meglio di così non potrebbe andare» (san Piergiorgio Frassati), «Nulla, dunque, di voi trattenete per voi affinché tutti e per intero vi accolga Colui che tutto a voi si offre» (san Francesco d’Assisi), «Mi aspetto da voi un miracolo di amore scambievole» (sant’Arcangelo Tadini), «Non importa quanto doniamo ma quanto amore mettiamo in quello che doniamo» (santa Teresa di Calcutta), «Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare» (santa Gianna Beretta Molla), «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!» (san Giovanni Paolo II).
Potrebbero essere semplicemente frasi motivazionali oppure frasi originali per didascalie di Instagram. Sono state, invece, piccoli raggi di luce che spesso le vite, l’esempio, le scelte, la fede, i volti di tanti santi e sante riescono a dare. Questi uomini e donne di fede non hanno brillato di luce propria ma di Luce riflessa, Gesù Cristo e il suo amore per la Chiesa, e le loro parole, quella sera, hanno toccato il cuore di tutti.
La 63a Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, la quarta domenica del tempo di Pasqua di quest’anno, 26 aprile, ha portato con sé nel titolo un invito accorato di papa Leone: «Aspirate alla santità, ovunque siate!». Le parole del papa al Giubileo dei giovani, la scorsa estate a Roma, risuonano come un invito per ciascuno di noi a considerare la santità come un cammino percorribile da tutti, come un frutto possibile da far crescere nei luoghi che abitiamo e frequentiamo. Ovunque!
La santità è la meta di ogni vocazione, alla portata di ciascuno di noi lì dove vive, ama, lotta, soffre, cade, spera. Non è qualcosa di irraggiungibile! Santità è la risposta a Dio che chiama a fare la differenza in questo mondo: differenza che chiamiamo Vangelo, Gesù. Questo è il desiderio purificato e profondo che muove ciascuna persona in ricerca vocazionale: essere santi. Per umiltà o pudore non lo affermiamo spesso a parole: «Desidero essere santo/a!», «Dio mi chiama a essere santo/a!». Ma la santità è “forma” della risposta vocazionale, della missione di ciascuno/a in questa terra, per Dio e con Dio. E può diventare anche consolazione, conforto, sostegno: sono l’intercessione e la forza d’ispirazione di tanti santi e sante che hanno vissuto appieno la loro vocazione prima di noi.
I giovani e le giovani che incontro nella pastorale delle vocazioni hanno nel cuore la santità: è quell’aspirazione scomoda che non ti fa accontentare di quello che gli altri si aspettano da te, di quello che hai già raggiunto ma non riempie la vita, di quella sensazione di inadeguatezza o inferiorità, di quel dolore dopo un fallimento o un lutto, di quel desiderio vago di essere qualcuno ma senza dono di sé. La santità nel cuore dei giovani è l’aspirazione non tanto a essere un giorno ricordati da tutti, ma a trovare la modalità di amare e lasciarsi amare fino in fondo.
Ecco del discorso del papa il passaggio più ampio: «Carissimi giovani, la nostra speranza è Gesù. È Lui, come diceva San Giovanni Paolo II, “che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande […], per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna” (Veglia, Tor Vergata, 19 agosto 2000). Teniamoci uniti a Lui, rimaniamo nella sua amicizia, sempre, coltivandola con la preghiera, l’adorazione, la Comunione eucaristica, la Confessione frequente, la carità generosa […]. Aspirate a cose grandi, alla santità, ovunque siate. Non accontentatevi di meno. Allora vedrete crescere ogni giorno, in voi e attorno a voi, la luce del Vangelo» (Leone XIV, Omelia, Tor Vergata, 3 agosto 2025).
Il contrario di santità non è malvagità o cattiveria, è mediocrità, tiepidezza. Se guardiamo ai santi e alle santi di oggi e di tutti i tempi sono stati persone che non sono rimaste a guardare, hanno fatto della loro vita donata da Dio un dono per il mondo, per la salvezza del mondo, per far raggiungere all’amore di Dio più persone possibili nei modi più diversi. Questa creatività della santità ci aiuta ad affrontare le sempre nuove sfide che i cristiani e le cristiane oggi vivono ovunque siano, compresa la bella sfida dei ministeri battesimali.
In questo tempo di preghiera per le vocazioni, per quelle intuite, cercate, e per quelle scelte, vissute, preghiamo per coloro che vivranno passaggi importanti nel loro percorso vocazionale: per i giovani e le giovani che stanno concludendo un primo discernimento, per chi vivrà le ordinazioni presbiterali o diaconali, per i prossimi sposi, per le prossime professioni religiose, per tutti coloro che chiedono l’aiuto di fratelli e sorelle nella fede per rimotivare, rianimare e rinnovare la propria missione.

Lunedì 11 maggio alle ore 21 si terrà nel Duomo di Santa Tecla a Este la veglia diocesana delle vocazioni con il vescovo Claudio, preparata e animata dall’Ufficio vocazioni e dal coro della Scuola di preghiera, nell’occasione degli 800 anni dalla morte di Beata Beatrice I d’Este, monaca di Baone, donna coraggiosa, mossa da domande forti, capace di scelte radicali per Cristo.
Una quarantina di giovani, ragazzi e ragazze, sta per vivere gli Esercizi spirituali vocazionali (Villa Immacolata, 15-17 maggio): per chiunque abbia una domanda vocazionale, tre giorni di silenzio, preghiera personale e comunitaria, in ascolto della Parola con il metodo di sant’Ignazio. Si segnala anche la settimana di Campo vocazionale per giovani (Sant’Agata Feltria, 10-16 agosto) sull’itinerario vocazionale di san Pietro. Si suggerisce sempre l’accompagnamento spirituale personale che permette alla persona di camminare con il proprio passo aprendo gli occhi sulla grazia di Dio che la raggiunge.