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Vendemmia tra certezze e punti di domanda
Il settore rimane decisamente il traino dell’agricoltura italiana, tuttavia non tutto è dorato soprattutto per i piccoli viticultori
MosaicoIl settore rimane decisamente il traino dell’agricoltura italiana, tuttavia non tutto è dorato soprattutto per i piccoli viticultori
La vendemmia 2023 è iniziata e come di consueto si sprecano le previsioni sulle quantità e sulla qualità del vino: nel Veneto la produzione media sarà in crescita e di buona qualità. Al contempo, sono molte e talvolta contraddittorie le valutazioni sullo stato di salute dell’enologia italiana e sul suo futuro. «Ma produciamo troppo o poco vino?» si chiedeva pochi giorni fa il giornalista Fabio Piccoli in un editoriale di Winemeridian, noto magazine online sul mondo del vino. Perché c’è un dato che lascia perplessi: la quantità di vino che giace nelle cantine della penisola è la più alta degli ultimi vent’anni. Complice è stato di certo il minor consumo durante il Covid, ma forse è anche segno che si produce troppo o male? Tante sono poi le questioni che deve affrontare, e lo fa con fatica, un settore che è comunque il faro del made in Italy e dell’agroalimentare con i suoi quasi 8 miliardi di euro di export nel 2022. I più recenti dati Istat hanno confermato però che, a fronte della facciata con tanti segni “+”, il comparto del vino italiano non è realmente cresciuto e, negli ultimi anni, ha addirittura diminuito costantemente il suo peso all’interno del comparto agricolo nazionale. C’è un problema di costi, solo amplificati dai cambiamenti climatici e dal meteo “impazzito” che aumenta i rischi di grandinate e malattie: soprattutto i piccoli e medi produttori faticano ad affrontarli se non con un titubante aumento dei prezzi, poco gradito dai mercati. E c’è anche una più complessiva questione di “sistema”: Piccoli ad esempio sottolinea la difficoltà di avere dati certi, che sono alla base di ogni programmazione seria ed efficace. Esiste poi troppa parcellizzazione che se a volte è una ricchezza perché dà vita alle cosiddette “eccellenze”, dall’altra impedisce di crescere. Non solo le dimensioni delle imprese: ci sono anche troppe denominazioni, oltre 400 tra Doc e Docg, alcune “vuote” e altre inutili doppioni che, a livello di promozione e di immagine, soprattutto all’estero, e di risorse, hanno efficacia molto bassa. Non a caso proprio in questi giorni il figlio di Oscar Farinetti, viticoltore, ha proposto di raccogliere le troppe Doc piemontesi delle Langhe in una sola (Docg escluse). Tra i segnali positivi su cui la rivista di Piccoli “batte” molto vi è invece l’enoturismo: un campo ancora poco esplorato su cui tutti dicono di puntare, vitale perché richiesto e perché molte piccole aziende oggi sopravvivono grazie a quel “di più” che possono offrire e che è ormai difficile considerare “attività accessoria”. Per una cantina, l’accoglienza del turista/ amatore è oggi fondamentale ma richiede organizzazione, formazione, investimenti e forse un cambio di mentalità. Su questo i Colli Euganei, per storia, cultura, paesaggio, vicinanza a terme e città d’arte, hanno molto da dare. L’enoturismo non sarà la panacea dei mali del settore, ma è un’opportunità di crescita per aziende e giovani del territorio.
Clima ed eventi meteorologici sono ormai una costante delle campagne vitivinicole del Veneto: il 2023 non fa eccezione. Lo hanno confermato i dati e gli interventi all’annuale appuntamento con le previsioni vendemmiali della Regione Veneto e Veneto Agricoltura, in collaborazione con Avepa, Arpav, Crea-Ve e Uvive. «Sempre più si ripresenteranno annate siccitose come il 2022 o particolarmente piovose come quest’anno – ha commentato Nicola Dell’Acqua, direttore di Veneto Agricoltura – ma la viticoltura regionale e italiana sta dimostrando di essere in grado di affrontare queste situazioni climatiche che non sono neanche più dei cambiamenti, ma la realtà attuale. Problema principale del 2023 sono state le malattie fungine, a cui i viticoltori hanno saputo rispondere con ottimi risultati, grazie a trattamenti mirati». L’annata è stata definita difficile, per le grandinate e le malattie fungine, in primis la peronospora, flagello in particolare dei vigneti a conduzione biologica, con perdite dal 5 al 20 per cento. Ci si attende tuttavia un aumento delle rese produttive che, assieme all’entrata in produzione di nuove superfici vitate, dovrebbe fare salire il raccolto di uva in Veneto a circa 15,9 milioni di quintali, in crescita di oltre il 5 per cento. A Padova le previsioni sono più ottimistiche e ci si attende una produzione superiore del 10 per cento rispetto al 2022 per le principali varietà mentre nel Vicentino si toccherà la punta massima del più 15. Nel Trevigiano ci si attende un incremento della produzione di Glera (uva del Prosecco, 10 per cento) e una ulteriore riduzione delle uve a bacca rossa, a causa di scelte imprenditoriali sempre più orientate ai vini bianchi.