Mosaico
Veneto. Agricoltura, più di un’impresa su cinque è di una donna
La pandemia non le ha risparmiate. Ma rimangono le più capaci di diversificare i servizi anche in campo sociale
MosaicoLa pandemia non le ha risparmiate. Ma rimangono le più capaci di diversificare i servizi anche in campo sociale
In Veneto durante i mesi di pandemia sono state chiuse 292 aziende agricole femminili che sono così passate da 14.403 unità a 14.111 diventando il 22,8 per cento sul totale delle 61.844 aziende agricole presenti sul territorio regionale.
«Le attività produttive guidate da imprenditrici – spiega Gianmichele Passarini, presidente della Confederazione italiana agricoltori (Cia) del Veneto – sono le più propense alla diversificazione delle attività a integrazione del reddito, quella che in Cia chiamiamo multifunzionalità. Lo fanno attraverso le fattorie didattiche, l’accoglienza degli anziani, dei disabili e degli emarginati, delle donne in difficoltà e la difesa dell’agricoltura di montagna. Le imprenditrici in campo sono impegnate a costruire asili nelle aziende dove insegnare ai bambini il valore dell’agricoltura, dell’ambiente e a offrire catering agricoli alle vicine città».
I dati sulle chiusure delle attività tra la fine del 2019 e la fine del 2020 dimostrano che il sistema ha sostanzialmente retto, ma ha pagato un prezzo altissimo.
Infatti, come spiega Michela Brogliato, presidente di Donne in campo Veneto, l’associazione italiana di imprenditrici e donne dell’agricoltura: «non c‘è provincia del Veneto che non chiuda il 2020 con il segno meno: Belluno meno 2 per cento; Padova meno 3,2 per cento; Rovigo meno 4,6 per cento; Treviso meno 1,1 per cento; Venezia meno 2,9 per cento; Verona meno 1,3 per cento e Vicenza meno 1,1 per cento. La media regionale è del meno 2 per cento. Il dato è più alto, anche, rispetto alla media italiana dove si è registro un saldo negativo dell’1,2 per cento».
Un piccolissimo segnale di speranza è costituito dalle imprese agricole femminili giovanili under 40. «Tra il 2019 e il 2020 – prosegue Brogliato – il saldo è stato positivo, anche se si tratta di una manciata di aziende (più 1,2 per cento). Preoccupa però che in alcune province come Rovigo (meno 6,5 per cento) e Venezia (meno 4,4 per cento) il calo sia consistente. È un’ipoteca negativa sul futuro il fatto che si arrendano, anche, le imprenditrici giovani».
Per il 2021 il governo ha confermato uno stanziamento di 15 milioni di euro per la concessione di mutui a tasso zero fino a 300 mila euro (della durata massima di quindici anni) per iniziative volte allo sviluppo e al consolidamento di aziende agricole condotte da imprenditrici attraverso investimenti nel settore agricolo, nella trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli. «Una misura importante – spiega Brogliato – ma che fatica a trovare applicazione, come vediamo per le pratiche legate allo stanziamento del 2020».
La pandemia ha dimostrato che è necessario ripensare il nostro modo di vivere, puntando a una sostenibilità che parte dal riconquistare il valore degli spazi, della luce, del verde. E il mondo dell’agricoltura, soprattutto quella al femminile, è da sempre attento a questi aspetti.
«La Regione del Veneto – spiega l’Assessore regionale al lavoro Elena Donazzan – continuerà a puntare sulle aziende agricole femminili, utilizzando la riprogrammazione dei fondi europei come strumento per rendere proprio le donne e le imprenditrici agricole protagoniste del racconto di un nuovo Veneto. Tutti i portatori di interesse sono chiamati a guardare non solo al fondo per l’agricoltura (Piano sviluppo rurale – Psr), ma a tutti gli altri fondi in una nuova visione che intende dare risposte precise ai nuovi bisogni che, se prima erano latenti, la pandemia ha fatto emergere con chiarezza».
C’è bisogno di misure ad hoc per il sostegno dell’imprenditoria agricola femminile, e non solo di prestiti, che poi vanno ovviamente restituiti, ma di contributi a fondo perduto come quelli che sono stati previsti dalla Regione per l’imprenditoria femminile, da cui però, secondo la presidente Brogliato, il mondo agricolo rimane escluso.
Durante questi mesi di emergenza sanitaria le donne, in tutti i settori, hanno dovuto sopportare un peso maggiore dovendo occuparsi della casa, dei figli e del lavoro senza che venisse loro garantito un adeguato supporto. Per questo passando al versante delle pari opportunità l’assessore regionale mette in evidenza come «il mondo dell’agricoltura, diversamente da altri, sia un contesto molto all’avanguardia per quanto concerne il ruolo della donna e della sua affermazione. Le oltre 14 mila imprese femminili venete dimostrano che l’universo agricolo è in controtendenza. Per questo la nuova programmazione dei fondi europei rappresenta un’occasione fondamentale per il Veneto. È l’occasione per continuare a investire nel settore primario, della cui importanza molti si sono accorti in questo anno, e di trovare le giuste risorse per sostenerlo e svilupparlo».