Verso l’allarme siccità in tutta la provincia di Padova
L'ultimo bollettino di Anbi Veneto segnala un fabbisogno irriguo "alto": in alcuni comprensori i prelievi potrebbero toccare il 100% della concessione, il Brenta ha già perso fino a 6 metri cubi al secondo. Il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini: «Crisi paragonabile a quella del 2022»
Si va verso l’allarme siccità in tutta la provincia di Padova. L’ultimo bollettino dell’Osservatorio sugli utilizzi irrigui di Anbi Veneto, diramato lunedì 15 giugno, spiega che “nei prossimi giorni è previsto un aumento della domanda irrigua a motivo delle alte temperature previste e della fase cruciale di sviluppo delle colture”. In diversi comprensori, cioè, i prelievi potrebbero raggiungere l’80% delle portate disponibili, con punte fino al 100% della concessione.
“Inizia la fase clou della stagione irrigua — commenta Cia Padova —. Le piogge delle scorse settimane hanno ridotto temporaneamente il fabbisogno irriguo. Ora, però, siamo a un passo dalla crisi”. Come segnala la stessa Anbi Veneto, nel Padovano il fabbisogno irriguo è definito “alto” nei territori di competenza dei Consorzi di bonifica Brenta, Adige Euganeo e Bacchiglione. Un dato su tutti: il fiume Brenta ha già perso dai 4 ai 6 metri cubi al secondo di portata. Il Consorzio di bonifica Brenta ha comunicato che “si stanno valutando tutte le opportunità, comprese la sospensione o lo slittamento dei turni irrigui”.
“Si prospetta una crisi idrica importante — chiarisce il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini —. Non abbiamo ancora stime ufficiali, ma potrebbe essere equiparabile a quella verificatasi nell’estate del 2022”. Allora il comparto agricolo della provincia subì danni per oltre 300 milioni di euro. Nel Cittadellese e nel Camposampierese il mais, coltura particolarmente idroesigente, toccò punte del -90%, mentre nella Bassa e nei Colli del -70%. Giù anche la soia (-60%), tanto nella Bassa quanto nell’Alta, e la produzione di olive degli Euganei (-50%); i vigneti della Bassa e dei Colli scontarono un -30% di produzione.
“Non dobbiamo farci trovare impreparati da qui alle prossime settimane — aggiunge il direttore —. Il principio cardine è che non venga sprecata nemmeno una goccia d’acqua, sia per uso agricolo sia civile. Ne va anche del mantenimento dei nostri ecosistemi”. L’attuale crisi idrica parte da lontano: “In inverno non ha nevicato abbastanza in montagna, di conseguenza le riserve nivali sono ai minimi termini. Un prolungato periodo di siccità come quello a cui stiamo andando incontro rischia di causare danni irreparabili al settore agroalimentare e, più in generale, a tutta la comunità”.
Cia Padova lancia inoltre un appello: “Le autorità siano messe nelle condizioni di garantire il corretto deflusso delle acque, cioè quella quantità minima d’acqua che deve rimanere negli scoli al fine di preservare l’ecosistema. Auspichiamo una forte presa di posizione da parte delle Istituzioni in tal senso”, conclude Antonini.