Chiesa | Diocesi
La festa del Santo non si è spenta con il calare della sera del 13 giugno. All’indomani della solennità, la Basilica di Sant’Antonio è tornata a riempirsi fin dalle prime ore. Domenica mattina il Santuario era di nuovo affollatissimo per le sante Messe: alla celebrazione delle 11, presieduta dal rettore padre Antonio Ramina e animata dalla Cappella Musicale della Basilica diretta dal maestro Valerio Casarin, molti fedeli hanno seguito la liturgia anche in piedi, nelle navate laterali.
Lunghe code per arrivare alla Tomba e per sfilare davanti alle insigni reliquie custodite nella Cappella del Tesoro: alle 12 di domenica erano già oltre 1.300 i passaggi conteggiati. Un flusso che prosegue quello, da record, della vigilia: nella sola giornata della festa, all’ora di chiusura attorno alle 21.30, la Cappella del Tesoro aveva registrato 9.424 passaggi davanti alle reliquie.
«Una grandissima festa ieri — ha commentato il rettore —. Tantissimi pellegrini anche stamani». Padre Ramina ha colto, nelle persone arrivate al Santo, qualcosa che va oltre la singola richiesta di grazia: «Io ho colto un gran bisogno di “fare corpo”, di “fare famiglia”, di “fare comunità”». E ha aggiunto: «Credo che uno dei più grandi segni prodigiosi di Sant’Antonio sia proprio questo: richiamare a sé persone di culture diverse e costruire un popolo di comunione».
Culture diverse per fare comunione. È un’espressione che a Padova ha un volto preciso. Da circa una decina d’anni, secondo una tradizione ormai consolidata, nella domenica dopo la solennità giungono a salutare il Santo anche i fedeli eritrei, che domenica hanno celebrato una propria liturgia alle 12.15. Ad accompagnarli padre Protasio Delfini, frate cappuccino missionario in Eritrea, oggi temporaneamente in Italia. «Sant’Antonio è grande non solo qui a Padova, ma a livello mondiale — ha raccontato —. È tanto seguito in Eritrea, dove c’è una chiesa in cui la gente arriva tutti i martedì dell’anno». Per loro questo appuntamento ha il sapore di un compimento: «Adesso che siamo qui, è come tirare le conclusioni per un pellegrinaggio che è durato tutto l’anno, e speriamo che Sant’Antonio sia generoso verso tutti».
La festa che corre sul web. Accanto all’abbraccio fisico, quest’anno la devozione ha viaggiato con forza anche sui canali digitali, raggiungendo numeri imponenti. Solo in Italia, sulla pagina Facebook «Sant’Antonio – I frati della Basilica», gestita dai frati, sono state raggiunte più di un milione di persone, con oltre due milioni e mezzo di visualizzazioni. A questi si aggiungono quasi 80mila contatti attraverso il canale YouTube del «Messaggero di sant’Antonio», quasi 40mila sul sito 13giugno.org e quasi 100mila su Instagram, dove le visualizzazioni hanno superato quota 300mila.
Una devozione che non conosce confini. All’estero, la pagina Facebook in lingua inglese ha raggiunto quasi 200mila persone, con quasi mezzo milione di visualizzazioni, mentre il portale june13th.org ha toccato oltre 50mila contatti. E poi le candele virtuali: quasi 16mila accese dall’inizio della Tredicina — di cui più di 6.500 nella sola giornata del 13 giugno — a cui se ne sommano quasi 4.000 nella campagna internazionale.
Numeri che danno la misura di una festa capace di tenere insieme la piazza e lo schermo, la tomba e il mondo intero.