Chiesa | Diocesi
Aiutare il vescovo nella promozione del bene pastorale della Diocesi e coadiuvarlo nel governo. Sono questi i compiti primari del consiglio presbiterale, organismo che riunisce membri di diritto (vicari episcopali, vicario giudiziale, delegati episcopali, coordinatore équipe preti anziani e referente diocesano per il Seminario) e membri eletti (vicari foranei, rappresentanti dei vicariati, delle ultime classi di ordinazione, dei religiosi, presbiteri anziani, delle comunità Migrantes…). «È definito dal diritto canonico come il Senato del vescovo» spiega don Marco Cagol, parroco di Montà in Padova, che ne è moderatore per il quinquennio 2025-29.
Presente in tutte le Diocesi, come indicato dal Codice di diritto canonico, il consiglio presbiterale ha un proprio statuto e un proprio regolamento, approvati a livello diocesano. «All’inizio dell’attuale mandato sono stati rivisti, introducendo una novità significativa rispetto alla composizione: sono entrati a farne parte i vicari foranei, che prima non c’erano; prima si radunavano nel cosiddetto Collegio dei vicari. Questo cambiamento è avvenuto in seguito alla scelta di ridurre il numero dei vicariati. La loro presenza fa sì che per ogni vicariato ci siano due presbiteri: il vicario foraneo, appunto, e un rappresentante eletto. In tutto, l’attuale consiglio presbiterale diocesano – il primo costituito dopo il Sinodo – è composto da 54 membri. E al Sinodo si fa riferimento esplicito nello statuto: i prossimi anni della vita diocesana saranno infatti di recezione delle linee sinodali».
Nel primo anno del mandato il consiglio presbiterale di Padova – dopo aver ottemperato a una serie di obblighi canonici e statutari – ha cominciato ad affrontare alcune tematiche. «Su una di queste, i ministeri battesimali, il vescovo Claudio ha voluto che ci fosse un momento di confronto per avere un riscontro della situazione a oggi. Si è discusso, in un’altra seduta, del progetto a sostegno delle parrocchie in difficoltà economica “Vi sia uguaglianza”: don Claudio ha chiesto al consiglio di esprimersi sull’opportunità di portarlo avanti oppure no. Nella medesima seduta il vicario per i beni temporali don Lorenzo Celi e l’economo diocesano Giovanni Bottecchia ci hanno aggiornato sulla situazione economica e immobiliare della Diocesi. Temi sui quali ci sembrava importante che i consiglieri fossero allineati, così da avere tutti gli elementi per poter esprimere in futuro eventuali pareri in merito ad altre scelte da compiere».
Un altro approfondimento ha riguardato il Seminario, «perché, quando è nata l’esperienza del “Seminario insieme”– voluta dalle Diocesi di Adria-Rovigo, Chioggia, Padova e Vicenza – questo consiglio non era ancora operativo. Don Aldo Martin, rettore del “Seminario insieme”, è intervenuto per spiegare come si è arrivati a questa scelta, per condividere le prospettive future e per ascoltare eventuali osservazioni».
Il consiglio presbiterale, che si incontra quattro volte durante l’anno (ma possono esserci anche convocazioni straordinarie), è – come si diceva – un organismo che supporta il vescovo nel governo della Diocesi. «Ciò avviene discutendo e confrontandosi su alcuni temi, mentre su altri è il vescovo a volere un parere esplicito. Può capitare, inoltre, di esprimersi con una votazione: perché lo chiede il vescovo oppure in casi in cui il codice di diritto canonico prevede che sia obbligatoria, come, ad esempio, per la convocazione di un Sinodo diocesano».
I prossimi temi in discussione? «Il vescovo, già dal primo incontro del consiglio presbiterale, ha chiesto ai membri di evidenziare quelli su cui si vede necessario un confronto. Ne sono già emersi e, fin dal prossimo appuntamento in ottobre, entreranno nell’ordine del giorno».
Da segnalare che «le sintesi delle sedute verranno pubblicate sul sito della Diocesi, dove è possibile trovare anche statuto e regolamento».