Chiesa
Sarebbe prematuro guardare al Direttorio Christi Ecclesia in cerca di indicazioni pratiche su come vadano condotte le celebrazioni domenicali in assenza di presbitero. Il discernimento delle Chiese locali maturerà e darà i suoi frutti. Può essere però utile riscoprire questo testo del 1988 gustandone spiritualmente alcuni stralci, a cominciare dall’introduzione su che cos’è la domenica per un cristiano.
Il documento cita un passaggio del noto testo in cui san Giustino illustra la struttura delle Eucaristie del 2° secolo, permettendoci di scoprire quanto la scansione delle celebrazioni attuali sia assimilabile a quella delle liturgie della sua epoca. E poi l’annuncio entusiastico di sant’Ignazio di Antiochia: i cristiani «vivono secondo la domenica, in cui anche la nostra vita è risorta».
Il giorno del Signore dà il ritmo al tempo dell’uomo che cammina verso la salvezza; è addirittura origine del tempo vivo nel quale si pregusta già ciò che si potrà conoscere in pienezza solo nell’incontro escatologico con Dio. Guai ai fedeli che perdessero il pathos di questa festa necessaria di ogni settimana: non potrebbero affrontare con sicurezza un mondo che di obiezioni, intellettuali e non, alla croce ne ha una discreta collezione. La domenica è la saldezza di cui un cristiano ha bisogno per non cedere, non perdersi.
L’ultima parte del documento affronta questioni di tipo etico, con una nota che merita davvero grande attenzione: «Occorre che i fedeli percepiscano con chiarezza che tali celebrazioni hanno carattere di supplenza, né possono considerarsi come la migliore soluzione delle difficoltà nuove o una concessione fatta alla comodità». Dovremmo ricordarci sempre che la fede che ci insegnano i santi è infuocata, del tutto priva di egoismo e, in questo, decisamente “scomoda”.