Messe domenicali. Il calo numerico dei presbiteri costringerà a ripensarle rispetto al numero e alla distribuzione geografica. Il popolo di Dio va educato a celebrare la domenica – qualora si dovesse rinunciare all’Eucaristia – con altre forme di ritualità
Il calo numerico dei presbiteri ci costringerà presto a ripensare, per il giorno del Signore risorto, la distribuzione geografica e il numero delle messe possibili, tanto che alcune Diocesi stanno già tentando soluzioni nuove, secondo le indicazioni del Codice di diritto canonico (can. 1248 – §1) e del Direttorio Christi Ecclesia (emanato dalla Congregazione per il culto divino il 2 giugno 1988) sulla disciplina delle celebrazioni domenicali in assenza del presbitero. Per ragionare sul futuro prossimo, in cui sarà sempre meno facile garantire l’Eucaristia domenicale in tutte le parrocchie, si è recentemente riunita la Commissione regionale per la liturgia, guidata da mons. Giuliano Brugnotto, vescovo di Vicenza e Delegato per la liturgia della Conferenza episcopale Triveneto. Il tema della giornata, “Trasformazione territoriale e celebrazione liturgica”, è stato introdotto dal direttore dell’Ufficio catechesi della Diocesi di Reggio Emilia, don Stefano Borghi – dottore in teologia presso la Facoltà teologica del Triveneto, con una tesi dal titolo “Il ruolo costitutivo della celebrazione festiva nella trasformazione territoriale delle comunità cristiane” – che ha offerto una riflessione sul ruolo performante del rito. Don Borghi ha osservato che ogni comunità cristiana potrà non perdere la propria identità se saprà costruirla attorno all’atto celebrativo, anche qualora non si trattasse dell’Eucaristia, poiché la forza del rito è capace di “edificare la Chiesa”. Esercitando fin d’ora il popolo di Dio alla pluralità di modalità celebrative “non eucaristiche” (la Liturgia delle Ore, le esequie, le celebrazioni della Parola di Dio, i sacramenti celebrati “senza l’Eucaristia” come le nozze cristiane, il battesimo e gli altri sacramentali), lo si educherà anche a celebrare la domenica, qualora si dovesse rinunciare all’Eucaristia, con altre forme di ritualità. Potremmo allora cominciare subito a prepararci ad affrontare questa sfida riempiendo le nostre liturgie della presenza del Risorto. Solo se il celebrare “non eucaristico” risplenderà di luce pasquale i fedeli non saranno turbati dall’assenza dell’Eucaristia.