Idee
Le ruote gialle, grosse come ciambelle, scivolano lungo la passerella che porta verso il mare, che – come scriveva il poeta e drammaturgo spagnolo Federico Garcia Lorca – “sorride da lontano, con denti di spuma e labbra ci cielo”. Ed è come assistere ad uno scambio di sorrisi. Si chiama sedia Job (acronimo di “Joy on the Beach”) ed è un ausilio progettato per permettere a persone con disabilità o con ridotta mobilità di muoversi su terreni accidentati, come sabbia, ciottoli e – nei mesi invernali – sulla neve e di fare il bagno al mare o in piscina.
Sabato scorso è stata inaugurata a Genova Voltri la “Spiaggia dei bambini”, storico luogo del Ponente genovese, che ha riaperto i battenti dopo lo stop della scorsa stagione per i lavori di riprofilatura del litorale. Uno spazio pubblico, gratuito e accessibile, pensato per bambini, famiglie, centri estivi e – come si può vedere sull’account Ig del Comune di Genova – che apre le sue porte anche alle persone con disabilità, per le quali sono stati ampliati i posti rispetto al passato.
In Italia sono state censite circa 650 le spiagge accessibili (tra stabilimenti attrezzati e tratti liberi strutturati) su un totale di oltre 7.000 stabilimenti balneari. Un dato che indica chiaramente come meno del 10% dei lidi italiani sia realmente attrezzato per accogliere persone con disabilità motoria o sensoriale. Mancano passerelle rigide e ampie che consentano di raggiungere la riva e gli ombrelloni e i servizi igienici (privi di barriere architettoniche), mancano carrozzine da spiaggia come la sedia Job, mancano lettini e ombrelloni rialzati per favorire gli spostamenti dalla sedia a rotelle. E manca personale formato capace di dare agli ospiti della struttura assistenza e supporto. Spiagge inclusive sono presenti su tutto il territorio nazionale, da Bibione in Veneto, a San Vito Lo Capo in Sicilia, Dal Lido di Camaiore in Toscana a Sperlonga e Ostia nel Lazio, passando per Genova. Ma è ancora troppo poco per permettere a tutti di canticchiare la celebre canzone del 1973 di Gabriella Ferri, annunciando che “co’ li pesci, in mezzo all’onne, noi d’annamo a diverti’”.
Vale oltre 400 miliardi di euro e coinvolge più di 100 milioni di cittadini e cittadine d’Europa e sostiene circa 9 milioni di posti di lavoro. Al turismo sostenibile è stato dedicato giovedì scorso il convegno internazionale “Destinazioni turistiche inclusive e smart: strategie per l’innovazione”. Ospitato all’Acquario di Genova, il convegno è stato organizzato da Enat (European Network for Accessible Tourism – rete europea per il turismo accessibile), in collaborazione con AccessibleEU e Aism (Associazione italiana sclerosi multipla). La giornata ha richiamato nel capoluogo ligure istituzioni pubbliche europee e locali e stakeholder internazionali per promuovere un turismo più inclusivo e innovativo e competitivo.
Lo scorso anno, in un tempo segnato da guerre e insicurezza, è stato superato il record e sono stati registrate 1,5 miliardi di persone che sono partite dalle loro case per andare a vedere il mondo, varcando i confini nazionali, come ha ricordato Igor Stefanovich di Un Tourism, l’agenza delle Nazioni Unite dedicata a promuovere un turismo responsabile accessibile e sostenibile in tutto il mondo. Il 40% di questi viaggi è stato registrato in Europa.
Secondo le stime di Un Tourism, nei 160 Paesi membri dell’Onu, tra i potenziali viaggiatori ci sono 1,3 miliardi di persone con disabilità e 1,1 miliardo di persone che hanno superato la soglia dei 60 anni. “Si tratta – sottolinea l’Aism, che al convegno ha dato spazio sulla sua pagina Fb – di un mercato di 2,4 miliardi di persone che, quando si muovono hanno necessità di visitare mondi accessibili, a partire dalle città, dai mezzi di trasporto, fino a diverse strutture recettive come hotel, bar e ristoranti, musei e luoghi artistici, senza scordare i parchi naturali e le spiagge. Un mondo di persone, culture da incontrare. Perché una destinazione accessibile non solo un hotel con la stanza attrezzata: non si gira il mondo per entrare in una stanza di hotel e rimanerci”.
Per una giornata Genova è diventata capitale dell’accessibilità. Oltre trecento le persone che hanno partecipato ai lavori, in presenza o online, in rappresentanza di 43 Paesi.
I lavori si sono svolti in un anno particolarmente significativo. Il 2026, infatti, segna il ventesimo anniversario della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, che ha riconosciuto la piena partecipazione alla vita sociale, culturale e ricreativa come un diritto fondamentale da garantire a tutti.
“Quando parliamo di diritti delle persone – ha ricordato nel suo intervento Mario Alberto Battaglia, presidente della Fism (Fondazione italiana sclerosi multipla) – intendiamo il diritto di vivere pienamente la nostra vita ovunque, in tutte le condizioni, anche quando l’età avanza, quando viviamo con una malattia cronica che ha molti sintomi, come la sclerosi multipla. E naturalmente, quando parliamo del diritto alla salute, questo significa anche il diritto all’inclusione, il diritto a muoversi liberamente senza problemi., Non si tratta solo di barriere architettoniche. Il diritto alla libertà di muoversi è inclusione completa in tutti gli ambiti in cui viviamo”. Battaglia ha sottolineato come molto è stato fatto negli ultimi 25 anni, da quella prima esperienza di accessibilità a Lucignano, in provincia di Arezzo – “più che un hotel, era un’area connessa a un hotel completamente accessibile” – per quella che è stata una delle prime occasioni in cui persone con disabilità hanno potuto fare una vacanza, dopo decenni di esclusione trascorsi in casa senza uscire. E se sono stati fatti dei grandi passi avanti in questo settore è stato grazie alla collaborazione di più realtà e al lavoro in rete. “Il messaggio principale per tutti – aggiunge Battaglia – è che ciascuno di non dovrebbe lavorare per se stesso, ma per tutti. Dobbiamo lavorare ciascuno per tutti, perché è l’unico modo per cambiare. Possiamo migliorare il nostro futuro e il nostro presente”.
In Italia – sottolineano dall’Aism – il turismo accessibile genera 8,8 milioni di arrivi e 38,4 milioni di presenze nelle strutture ricettive, pari all’8,2% del totale nazionale, con un impatto economico che sfiora i 10 miliardi di euro, considerando l’intero indotto. Numeri che dimostrano come l’accessibilità non rappresenti un costo aggiuntivo, ma un investimento capace di generare qualità, innovazione e crescita.
In questo senso il Ministero del turismo ha annunciato di aver avviato iniziative concrete, tra cui la sottoscrizione di un Fondo interministeriale da 50 milioni di euro destinato alle Regioni, per sostenere progetti di turismo accessibile, migliorare i servizi e promuovere tirocini e percorsi formativi in favore dell’accoglienza delle persone con disabilità. Dare spazio al diritto delle persone con disabilità di fruire come tutti i cittadini di spiagge, mare, montagna, percorsi e culture è tra i cardini del documento messo a punto dal ministero per la disabilità.
Nel corso dei lavori di Genova, quindi, è emersa la necessità di accelerare gli investimenti in accessibilità, mobilità inclusiva, innovazione digitale, formazioni degli operatori e accessibilità del patrimonio culturale, favorendo la diffusione di modelli condivisi a livello europeo e di strategie integrate per la costruzione di destinazioni sempre più inclusive.
L’accessibilità non è un costo, ma un investimento. “L’accessibilità – puntualizza Stefanociv (UN Tourism) – rappresenta oggi una delle principali opportunità per rendere il turismo più sostenibile, inclusivo e competitivo. Le destinazioni che investono nell’accessibilità migliorano infatti la qualità dell’offerta pr tutti e rafforzano la propria capacità di generare sviluppo economico e benessere per le comunità locali”.
“L’accessibilità – gli fa eco Battaglia (Aism) – non è un costo aggiuntivo, ma un investimento capace di generare sviluppo economico, innovazione e inclusione sociale. E non dimentichiamo che l’accessibilità non richiede solo strutture adeguate, ma anche nuove conoscenze e professionalità”.