Fatti
I numeri raccontano un paradosso. Le acque del Fratta Gorzone mostrano segnali incoraggianti sul fronte della contaminazione microbiologica, ma il fiume che attraversa Verona, Padova e Venezia continua a far scorrere nelle sue acque il peso di una delle più gravi emergenze ambientali che il Veneto abbia conosciuto negli ultimi decenni. Pfas, cromo, pesticidi e un ecosistema ancora lontano dagli standard di qualità richiesti dall’Europa restano, infatti, una presenza costante lungo il tratto che scorre nel cuore della cosiddetta “zona rossa”. È da questa consapevolezza che Legambiente Veneto torna a chiedere un cambio di passo. Durante la settima tappa della campagna regionale “Operazione Fiumi”, ospitata a Cologna Veneta (Verona), l’associazione ha avanzato la proposta di istituire un tavolo permanente di progettazione partecipata per guidare il risanamento del Fratta Gorzone. Una richiesta che nasce dalla convinzione che, dopo anni di interventi frammentati, serva una strategia capace di affrontare le cause profonde del degrado ambientale.
I campionamenti effettuati a Cologna Veneta (Vr), Vighizzolo d’Este (Pd) e Cavarzere (Ve) hanno restituito dati rassicuranti sulla presenza di Escherichia coli, indicatore della contaminazione fecale delle acque. Nessuno dei punti monitorati ha registrato valori superiori alle soglie di riferimento. Un risultato positivo che però non modifica il quadro generale. Le analisi di Arpav continuano, infatti, a evidenziare criticità legate alla presenza di Pfos, oltre a pesticidi e cromo, elementi che impediscono di raggiungere uno stato ecologico soddisfacente.
«Servono ancora importanti sforzi per arrivare a condizioni accettabili, sia dal punto di vista ambientale che della salute umana» osserva Giulia Bacchiega, portavoce della campagna “Operazione Fiumi”. Il riferimento è anche all’eredità lasciata dall’inquinamento provocato dall’ex stabilimento Miteni di Trissino (Vi). Per Legambiente in gioco ci sono anche la tutela della biodiversità, la sicurezza delle produzioni agricole, la salute delle comunità locali e la capacità dei territori di affrontare le sfide dei cambiamenti climatici.
Nel dibattito è tornato anche il tema del prolungamento del collettore Arica, intervento finanziato dalla Regione Veneto con circa 20 milioni di euro. «Ribadiamo le nostre perplessità su un intervento che rischia di limitarsi a spostare il problema più a valle senza eliminare la fonte dell’inquinamento» osserva Piergiorgio Boscagin, presidente del circolo Legambiente Perla Blu. «Lo spostamento del collettore può essere accettabile solo se accompagnato dall’avvio della bonifica del Fratta Gorzone. La vera questione è capire se vogliamo continuare a gestire l’inquinamento oppure affrontarne finalmente le cause, restituendo al fiume la salute e la funzione ecologica che gli appartengono».