Come la Gold Rush del 1848 e la corsa all'atomo del Novecento, l'IA è oggi una competizione per il potere tra Stati Uniti e Cina, combattuta a colpi di data center. È la dinamica che papa Leone XIV denuncia nella "Magnifica Humanitas": una «moderna Babele» di imperialismi contrapposti
Il 24 gennaio 1848 James Wilson Marshall, a Coloma, in California, trovò per caso sul letto di un canale due piccole pepite d’oro. La notizia diede il via alla Gold Rush, la corsa all’oro, uno dei capisaldi dell’epopea western. In pochi mesi 300 mila cercatori d’oro – con mogli e pargoli al seguito – arrivarono dagli Stati dell’est e dall’America Latina. C’è chi divenne miliardario, molti rimasero a bocca asciutta come lo stesso Marshall. Un’altra “corsa” ha segnato il ventesimo secolo: quella all’atomo (e alla bomba). Nel novembre 2022, con il lancio pubblico di ChatGpt, è iniziata la corsa all’Intelligenza Artificiale. Gli addetti ai lavori si concentrano sugli aspetti pratici: software per scrivere mail, giocare in borsa, calcolare le pieghe delle proteine per sviluppare cure per le malattie rare. I technoguru della California sognano invece l’Agi, Artificial general intelligence, Intelligenza artificiale generale, per ora astratta creatura prometeica che dovrebbe superare l’uomo in ogni sua facoltà e guidarlo verso una nuova era di immortalità. È una corsa al potere tra i privati degli Stati Uniti e il blocco cinese. Pechino accelera con modelli sempre più competitivi e investimenti statali massicci. Il vero collo di bottiglia sono i data center: divorano energia, acqua e chip avanzati, spingendo i governi a blindare le filiere e a moltiplicare i controlli sull’export. Fuori dall’Europa in pochi si azzardano a parlare di regole. È proprio questa dinamica che papa Leone XIV denuncia nella Magnifica Humanitas, quando parla di una competizione non più solo militare ma «economica e cognitiva»: «È la corsa all’algoritmo più performante e alla banca dati più vasta, al fine di consolidare un vantaggio geopolitico o commerciale su tutti gli altri. Disarmare vuol dire rompere questa equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare». Una “moderna Babele” di «imperialismi contrapposti». L’umanità – magnifica – da difendere vale insomma più di tutto l’oro del mondo.