Idee
Il tremendo incidente di Senago, alle porte di Milano, avvenuto non molti giorni fa ha, stravolto la vita delle famiglie dei tre diciassettenni morti e dei sei ragazzi feriti. Un evento così tragico da far mancare le parole per consolare il dolore dei parenti. Di fronte alla così drammatica perdita di un giovane figlio dovrebbe prevalere in tutti il bisogno di fare spazio al rispetto, al pudore, alla compassione. Purtroppo i social hanno mostrato ancora il loro lato peggiore con molti che al posto di un afflato di condivisione, hanno dato sfogo ai commenti più disordinati, tanto che la madre di uno dei ragazzi morti ha dovuto chiedere di interromperli.
Coerentemente a quanto detto, queste righe non vogliono violare l’intimità di chi sta vivendo il lutto, ma intendono prendere spunto da quanto avvenuto per fare una riflessione più ampia. Come è giusto che si comportino i genitori con i figli adolescenti che, sempre più spesso e sempre prima in età, chiedono di passare le serate e parte delle notti con i loro amici per divertirsi? È chiaro che sarebbe deleterio limitarsi a cercare di vietare ogni uscita o porre dei paletti fittizi che verrebbero facilmente oltrepassati. Se sono onesti con se stessi i genitori riconosceranno che anche loro sono stati ragazzi e che i desideri di quell’età sono così forti da far trasgredire regole imposte ciecamente. Quella che, invece, va costruita è un’educazione improntata al buon senso e alla prudenza, un’educazione che non si acquisisce facilmente, non è una dotazione automatica che si può trasmettere con un comando immediato. Essa è piuttosto il frutto di un dialogo paziente e continuato che necessita la disponibilità di tempo e immedesimazione da parte degli adulti. A Senago, purtroppo, erano in nove su un’auto a cinque posti, difficile riconoscere ed ammettere che nessuno dei ragazzi sia stato in grado di opporsi a quell’azzardo, nonché evitare che alla guida ci fosse chi aveva bevuto più del consentito. In che modo si alimenta nei ragazzi quel senso di responsabilità che spesso sembra in loro del tutto assente? Come si immettono nelle coscienze dei singoli e del gruppo quelle domande di prevenzione del pericolo che a noi adulti sembrano così scontate? C’è bisogno di instaurare rapporti di fiducia più forti e più franchi. Gli adulti hanno il dovere di interessarsi sulle destinazioni e le mete dei figli; a loro è data la possibilità di chiedere di ricevere un messaggio o una telefonata una volta arrivati sul posto o prima di un tragitto. L’apprensione a casa di mamma e papà sarà magari comunque presente, ma la possibilità di monitorare con franchezza gli itinerari dei ragazzi metterà anche questi ultimi nelle migliori condizioni per non mentire e rimanere nel solco di un programma concordato. Da quando si era costretti a fare le ore piccole per accompagnare o riprendere i figli da feste in case o locali, si passa in poco tempo a lasciar loro il volante di un’automobile non appena acquisita la patente di guida. È allora che i genitori rimpiangono i turni di solo qualche anno prima e non riescono ad addormentarsi finché non sentono la chiave del figlio girare nella serratura della porta di casa. Si tratta di un passaggio inevitabile che segna l’ingresso nell’età adulta, eppure non si può cedere ad uno sterile fatalismo. Le raccomandazioni, quanto più sono pacate, non dettate dall’ansia o dall’urgenza, ma ponderate e ripetute nella quotidianità, tanto più si impregnano nella coscienza dei giovani e li rendono davvero responsabilmente autonomi. Come genitori non possiamo stare sulla soglia delle notti dei nostri figli e ignorare i loro spazi di divertimento. Ci è chiesto di bussare e farci raccontare il senso del loro riunirsi, che cosa cercano quando eccedono nel bere o in altri gesti pericolosi. Smarcandosi dal ruolo di asettici precettori da un lato e adulti distratti dall’altro, possiamo aiutarli ad una lettura critica dei rischi quanto più ci siamo resi disponibili a comprendere davvero in profondità i loro desideri.