Idee
È una fotografia della fragilità attuale quella che emerge dal Rapporto 2025 dell’Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse di Caritas Padova. Un fenomeno sempre più diffuso e trasversale che attraversa età, condizioni sociali e provenienze differenti tra loro. Non è più soltanto il volto dell’emarginazione estrema, ma quello di famiglie, lavoratori, uomini e donne nel pieno dell’età attiva, italiani e stranieri ormai quasi nelle stesse proporzioni.
Il Rapporto restituisce una realtà che va oltre i numeri. La realtà che emerge dal resoconto annuale è fatta di storie, emozioni, bisogni e risposte. Dietro le 2.175 persone incontrate nel 2025 dai servizi Caritas ci sono vite che ogni giorno entrano nei nostri Centri di ascolto vicariali e diocesano, nel poliambulatorio, nelle accoglienze e nello Sportello per il disagio finanziario.
Nei centri di ascolto vicariali quasi una persona su due è italiana; la fascia più rappresentata è quella tra i 35 e i 54 anni. I bisogni economici restano prevalenti, e si intrecciano con problematiche legate a casa, lavoro e salute. «La povertà non è quasi mai solo economica – osserva Daniela Crivellaro referente per i centri di ascolto vicariali di Caritas Padova – Le fragilità si sommano. Basta un imprevisto perché una famiglia perda un equilibrio già molto precario».
Tra le emergenze più ricorrenti c’è quella abitativa. «Oggi il problema non è solo trovare un alloggio, ma riuscire a mantenerlo – spiega – Sempre più spesso interveniamo per evitare che una famiglia perda la casa, pagando un affitto o una bolletta o sostenendo le spese condominiali». In molti casi si tratta di interventi che arrivano prima dello sfratto, quando l’equilibrio è già fragile. Dinamiche che si inseriscono in quella che Caritas Italiana definisce “permapovertà”, una povertà che diventa permanente. «Anche noi vediamo persone che tornano per più anni. Hanno un lavoro che non basta più. I salari sono fermi, mentre il costo della vita continua a crescere. E, allora, basta una spesa imprevista, una rata non pagata o un guasto all’auto, perché tutto salti e le famiglie non riescano a uscire dalle difficoltà».
Gli operatori volontari evidenziano un altro elemento frequente e critico: il progressivo indebolimento delle reti familiari, un fattore che amplifica notevolmente il rischio di povertà educativa. Negli ultimi anni, anche su sollecitazione di Caritas Italiana, si è cercato di investire con forza nell’attenzione e nel supporto ai bambini e alle bambine più esposti a questa vulnerabilità. Questo impegno si è concretizzato sia attraverso l’azione dei centri di ascolto vicariali, sia mediante uno specifico progetto mirato a sostenere alcune parrocchie e i rispettivi doposcuola. L’obiettivo principale di questi interventi è rinforzare le reti di supporto territoriale e promuovere il senso di appartenenza delle famiglie di questi ragazzi.
La fragilità emerge con forza in materia di sanità. Nel 2025 il poliambulatorio Caritas ha seguito 257 persone, soprattutto per cure odontoiatriche. «Ci sono famiglie che di fronte a spese impreviste – sottolinea Crivellaro – sono costrette a fare una scelta: il dentista, una visita specialistica o un percorso psicologico diventano spese da rimandare o, come in alcuni casi, sono spese extra per le quali chiedere aiuto».
Anche sul fronte del lavoro il quadro è simile. «Incontriamo sempre più persone che lavorano. Non sono senza reddito, ma quel reddito non basta più a causa di contratti precari, salari non adeguati e un costo della vita che cresce più velocemente delle entrate».
Nel 2025 sono raddoppiate, rispetto all’anno precedente, le richieste presentate allo Sportello per il disagio finanziario che ha incontrato 70 persone. «Molti arrivano con una situazione complessa, come ci raccontano gli operatori. Il nostro lavoro non è solo valutare la possibilità di un prestito, ma ricostruire il quadro economico della famiglia, capire come si è arrivati lì e da dove si può ripartire. In alcuni casi si riesce ad attivare un sostegno, in altri si lavora sulla gestione del bilancio familiare».
Un tratto che viene spesso sottolineato dai volontari è l’importanza dell’ascolto. «Persone conosciute da anni tornano anche solo per la relazione che si è stabilita – puntualizza Crivellaro – Sempre più spesso hanno bisogno di sentirsi viste, prima ancora che aiutate. Alcune arrivano con una richiesta concreta, ma altre passano agli sportelli, anche solo per un saluto oppure ti dicono: “Avevo bisogno di raccontarlo a qualcuno”. L’intervento concreto aiuta, ma quello che cercano davvero è essere accolti. Sentire che qualcuno si interessa alla propria vita, anche con un semplice “Come stai?”, restituisce dignità».
Dentro i numeri si intravede così una rete di relazioni quotidiane che tiene insieme fragilità, ascolto e risposte. E forse è proprio questa l’immagine più autentica che ci consegna il Rapporto 2025: la fotografia di una povertà che cambia volto e sta diventando ormai cronica, ma anche quella di una comunità che continua a scegliere la prossimità.

A destra una delle infografiche elaborate da Caritas Padova a partire dai dati raccolti dall’Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse. Come si vede, le persone accolte nei centri d’ascolto vicariali esprimono bisogni differenziati, tra cui i principali sono economico, lavorativo, sanitario e familiare. Spesso, tuttavia, le necessità si intrecciano.