Idee
In modo abbastanza sorprendente, Papa Leone dedica alcuni punti (nn. 86-89) della sua enciclica Magnifica Humanitas alla qualità della vita ecclesiale. Perché un tema simile in un testo che tratta della persona umana e della giustizia al tempo dell’intelligenza artificiale?
Il Pontefice stesso risponde all’inizio di questa parte, scrivendo: “La Dottrina sociale non è soltanto una parola rivolta alla società: è anche un esame di coscienza per la Chiesa, casa e scuola di comunione, sempre chiamata a verificare che i principi esposti in questo capitolo siano vissuti anzitutto al suo interno.” (MH 86).
Così il tema del bene comune, ripensato all’interno della Chiesa, impone – scrive il Papa – una seria riflessione circa lo stile sinodale che deve caratterizzare il vissuto comunitario e le forme dell’esercizio dell’autorità esercitate al suo servizio (il Papa parla esplicitamene di diaconia, servizio).
Su questa scia, la sussidiarietà è il criterio con cui giudicare le forme di governo anche dentro la comunità cristiana. Bisogna “riconosce e sostiene la responsabilità dei fedeli e dei corpi intermedi ecclesiali, valorizzando carismi e competenze ed evitando ogni paternalismo che soffoca la libertà evangelica” (MH 87).
La solidarietà nella Chiesa ha la forma dell’Eucaristia, principio concreto di comunione e unità nelle differenze. “L’Eucaristia, sacramento dell’unità, alimenta la nostra appartenenza al corpo di Cristo e ci educa alla condivisione. Le diverse sensibilità presenti nella Chiesa, le convinzioni forti che animano ciascuno, sono ricchezza se restano ancorate alla certezza dell’unità come dono ricevuto e come compito da assumere.” (MH 88).
Infine, “vivere la giustizia nella Chiesa significa bonificare le relazioni e le strutture ecclesiali da quelle distorsioni che producono disuguaglianze, opacità e prevaricazioni” (MH 89). Qui il Papa è particolarmente preciso nelle indicazioni: stile sinodale, comunione dei beni, valutazione delle forme dell’esercizio delle responsabilità, nessuna tolleranza per forme di prevaricazione e abusi.
Poche righe, estremamente chiare e precise. Forse dure, credo necessarie. Fortunatamente la gran parte delle nostre comunità cristiane non sono affette da forme patologiche o gravemente problematiche dei temi evidenziati da Papa Leone. Per questo considererei questi numeri non una reprimenda ma uno sprone positivo a riflettere insieme sullo stile del nostro stare insieme. L’acquisizione dello stile sinodale, indicato fortemente da Papa Francesco e ripreso in stretta continuità dal successore, è processo che chiede tempi ed energie per trasformare davvero l’immagine delle nostre comunità. Il rischio oggi forse più forte è che diventi un tema più dichiarato che attuato.
Perché non dedicare una sessione del Consiglio Pastorale a rileggere insieme questi numeri?
La posta in gioco è duplice. Da un lato ne va della qualità evangelica della vita delle nostre comunità; dall’altro, aggiunge Papa Leone, “nella misura in cui siamo aperti all’azione dello Spirito Santo, questi principi della Dottrina sociale diventano carne nella vita ecclesiale. In tal modo la Chiesa è in grado di offrire alla società un segno credibile del fatto che cercare insieme il bene di tutti, nella corresponsabilità e nella fraternità, non è un’utopia, ma una reale possibilità.” (MH 89).
Il modo in cui stiamo insieme da fratelli e sorelle, celebriamo l’Eucaristia, gestiamo spazi e iniziative, potrebbe essere decisivo per il successo o il fallimento anche di questa enciclica.