Idee
“C’est Lindor, c’est Tircis et c’est tous nos vainqueurs!/ C’est Myrtille, c’est Lydé! Les reines de nos coeurs!”
“È Lindor, è Tircis e sono tutti i nostri vincitori!/ È Myrtille, è Lydé! Le regine dei nostri cuori!/ Come sono provocanti! Come sono sempre orgogliosi!/ Come osano governare i nostri destini ed i nostri giorni!”.
La pavana è una danza di corte in metro binario, di andamento moderato, è la danza aristocratica per eccellenza e trionfa in tutte le corti italiane ed europee. Una sorta di passeggiata cerimoniale, cui è affidata l’apertura di ogni ballo di corte. Gabriel Faurè (1845-1924) sceglie la forma di “pavana” per la sua composizione, per coro e orchestra, dedicata alla contessa Elisabeth Greffulhe, di cui la pavana voleva essere una sorta di ritratto in musica. Nato come un brano musicale, successivamente il compositore francese – rispondendo ad una richiesta – aggiunse una parte per coro sulle parole di Robert de Montesquiou, cugino della contessa.
Lo scorso 23 giugno, la Pavane Op. 50 in Fa diesis minore di Gabriel Faurè è stata scelta per la cerimonia di traslazione di Marc e Simonne Bloch al Pantheon di Parigi. Come si può vedere e ascoltare in diversi post e reel pubblicati su Ig, le atmosfere malinconiche, eleganti e profondamente umane di questo celebre brano sono state eseguite dalla Maitrise de Radio France, mentre i due feretri venivano portati a spalla nel solenne corteo sulla rue Soufflot, tra due ali di folla, fino alla cupola del Pantheon che sovrasta Parigi.
Le note dolci e riflessive della Pavane sono state scelte perché ideali per accompagnare il silenzio e la memoria di un lutto trasformato in omaggio nazionale. Fauré rappresenta l’essenza della musica colta e raffinata francese. Suonare questo pezzo ha voluto celebrare l’eredità intellettuale e l’attaccamento alla cultura della Francia, valori per cui Marc Bloch ha vissuto e combattuto. E per i quali, insieme alla moglie Simonne, è ufficialmente entrato a far parte degli “immortali” della storia francese, come Jean-Jaques Rousseau, Victor Hugo, Emile Zola, Luise Braille, Alexandre Dumas, Pierre e Marie Curie, Simone Veil e Josephine Baker.
Marc Bloch è il primo storico ad essere accolto, insieme alla moglie Simonne Vidal, nel celebre mausoleo francese.
Classe 1886, figlio di ebrei alsaziani, docente di storia del medioevo all’università di Strasburgo dal 1919 al 1936, Bloch ha rinnovato in modo profondo il campo della ricerca storica, estendendolo alla sociologia, alla geografia, alla psicologia e all’economia. Un cambio di prospettiva che matura durante la Prima guerra mondiale, a cui partecipa come volontario. Per la prima volta nella sua vita – come avrà modo di scrivere successivamente – aveva vissuto e lavorato fianco a fianco con persone con cui non aveva mai avuto contatti stretti prima, come artigiani e operai, con i quali era nato un forte spirito di cameratismo. Era un mondo completamente diverso rispetto a quello a cui era abituato, “un mondo in cui le differenze non venivano appianate dalle parole, ma dalle pallottole”. Questa esperienza lo porta a riconsiderare il suo punto di vista sulla storia e influenza il suo successivo approccio al mondo in generale. Particolarmente toccato dalla psicologia collettiva della trincea, affermerà più tardi di non aver conosciuto uomini migliori degli uomini del Nord e del Pas de Calais, con cui aveva trascorso quattro anni a stretto contatto.
Il Trattato di Versailles aveva restituito alla Francia l’Alsazia-Lorena e la città di Strasburgo, di cui era capoluogo. E proprio a Strasburgo, con l’apertura dell’università, Bloch inizia la sua brillante carriera di storico medievalista. Dapprima come assistente lettore e successivamente come professore. La cattedra di Storia medievale gli viene affidata ufficialmente nel 1927. Un ambiente, quello di Strasburgo, che offrirà a Bloch la possibilità di portare avanti le sue ricerche in una delle più grandi biblioteche accademiche del mondo. E non solo. L’ambiente accademico era in quegli anni vivace come in nessun altro ateneo nella Francia dell’epoca, in cui si radunano i migliori esponenti delle scienze storiche e sociali. E a Strasburgo stringe amicizia con il collega più anziano, quel Luciene Febvre, famoso storico del XVI secolo, con cui collaborerà tutta la vita e con il quale fonderà nel 1929 le celebri Annales d’histoire économique et sociale”.
A Strasburgo Bloch conosce Simonne Vidal (1894-1944), che sposerà nel 1919. Dal loro matrimonio nascono sei figli, tra cui Etienne, che nel 1997 ha scritto la “biografia impossibile” del padre.
L’esperienza della guerra gli era rimasta impressa nella carne ed è proprio a questa esperienza che applica il suo acuto spirito critico. Da una prospettiva del tutto originale, e memore della disinformazione in atto ai tempi dell’Affare Dreyfus – il grave scandalo politico e giudiziario che aveva diviso profondamente l’opinione pubblica in Francia tra il 1894 e il 1906 – analizza il processo di falsificazione delle notizie orali creatosi tra i soldati e grazie all’azione della censura. Da questo nasce nel 1921 uno dei suoi testi più famosi (e attuali): Riflessioni di uno storico sulle false notizie della guerra.
Tra il 1920 e il 1926, insieme a Lucien Febvre tenta il progetto di lanciare una rivista internazionale di storia sociale ed economica comparata, con l’ambizione di sollecitare la partecipazione e gli scambi scientifici tra gli studiosi europei delle diverse discipline. Ma il progetto naufraga. È nel 1929 che, con il “gruppo strasburghese” – di cui fa parte anche Febvre – che fonda la rivista “Annales d’histoire economique ed sociale” (dal 1994 ribattezzata “Annales. Histoire, Sicences Sociales”), il cui titolo era già di per sé una rottura con la “storia storicizzante” all’epoca in quegli anni in Francia.
Bloch è uno dei primi storici francesi a interessarsi allo studio comparato delle civiltà e alla storia del pensiero, vista anche come storia antropologica.
La Seconda guerra mondiale lo coglie nel pieno della carriera e delle ricerche. Avrebbe potuto esentarsi dal richiamo alle armi per la malattia reumatica contratta durante il primo conflitto mondiale, l’età (aveva 53 anni), sei figli minorenni e la professione universitaria. Ma non lo fa. Decide di arruolarsi una settimana prima dell’invasione tedesca della Polonia. Durante la Seconda guerra mondiale assiste da vicino al naufragio della Terza Repubblica e, in quanto ebreo, dopo l’armistizio del 22 giugno 1940, viene escluso dalla funzione pubblica. Continua le sue ricerche storiche in condizioni molto difficili e tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943 entra nella Resistenza. Viene arrestato a Lione l’8 marzo 1944 dalla Gestapo e torturato per tre mesi. La notte del 16 giugno 1944, Bloch e altri 26 vengono caricati su un camion. Viene fucilato insieme agli altri a Saint-Didier-de-Formans. È sepolto presso il cimitero di Le Bourgh-d’Heim e sulla sua tomba vi sono incise due parole in latino “Dilexit veritatem”, “Ha amato la verità”.
Ottantadue anni più tardi, quelle due stesse parole sono state poste, lo scorso 23 giugno, al centro del Pantheon insieme alle foto di Marc e Simonne Bloch.
Quelli che sono stati solennemente portati nel Pantheon, tra gli applausi della folla, sono due feretri altamente simbolici, in quanto i familiari hanno preferito che lo storico continui a riposare in un villaggio della Creuse, in provincia, vicino a quella gente semplice che è stata per lui maestra nella vita e nella sua attività di storico, mentre il corpo di Simonne, morta a Lione nel 1944, un paio di settimane dopo l’uccisione del marito, non è mai stato ritrovato.
All’interno delle due bare sono stati posti oggetti simbolici, come medaglie e felci in riferimento all’amata casa di campagna di Fougeres, il testamento spirituale di Bloch, foto e lettere della moglie ai bambini,
Nel discorso tenuto da Emmanuel Macron in onore di Marc e Simonne Bloch, il presidente francese ha menzionato lo storico italiano, Carlo Ginzburg, scomparso una settimana prima a 87 anni e la cui opera è stata fortemente influenzata da Bloch.
“La biblioteca di Bloch – ha ricordato Macron – è stata dispersa dai nazisti ma i semi del suo genio europeo sono fioriti e hanno generato altri sapienti come lui legati alla nostra civiltà di libertà, fino a Carlo Ginzburg”.
Sei sono le personalità che dal 2017 ad oggi, l’attuale presidente francese ha deciso di portare al Panthéon: la ministra della Salute madre della legge sull’Interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) e prima presidente del Parlamento europeo eletto a suffragio universale, Simone Veil (insieme al marito Antoine Veil), lo scrittore Maurice Genevoix (2020), la medaglia della Resistenza e star del music-hall, Joséphine Baker (2021) e la figura eroica della Resistenza di origini armene Missak Manouchian (2024).
Bloch è una figura di intellettuale che oggi appare quantomai necessaria. Quella di un uomo che unisce rigore scientifico e impegno civile, spirito critico e senso di appartenenza. In un’epoca segnata da nuovi conflitti, da manipolazioni della memoria e da revisionismi di varia natura, l’insegnamento di Bloch invita a considerare la storia non come un repertorio di certezze, ma come un campo di interrogazione continua, nella costante ricerca della verità, che richiede metodo, dubbio e responsabilità.
Perché, “l’incomprensione del presente – come ricorda Bloch nella sua celebre massima – nasce fatalmente dall’ignoranza del passato”.