Idee
“Condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post-moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana”,
È questo un passo del preambolo del “Patto tra le religioni” sottoscritto il 25 giugno all’Ara Pacis di Roma da 15 rappresentanti di altrettante e diverse comunità di credenti. Nel patto si Propone la via italiana del dialogo interreligioso attraverso undici impegni e nove azioni comuni. (www.chiesacattolica.it)
Non si è scritto molto di questo testo a conferma che quando si entra in campi di pensiero diversi da quelli dettati dall’agenda del contingente viene meno l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica.
Il “patto” è comunque al centro di una riflessione che se per ora si sta sviluppando in ambiti ristretti già si propone di coinvolgere realtà sempre più ampie.
Ci sono due spilli che possono aiutare a cogliere la ragione di fondo di un patto per una presenza delle religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale: dire che Dio è presente nella storia e sta dalla parte dell’uomo.
Il primo spillo viene da Sergio Zavoli, dal suo libro “La Questione. Eclissi di Dio o della storia?” (2007). È narrata una ricerca appassionata di Dio, una ricerca di cui oggi si avverte l’assenza, la fragilità, il tentativo di rimozione con il rischio di mettere ai margini l’essenziale per motivare le scelte per la pace, la giustizia, la libertà.
Zavoli si chiede allora se ad essere vincitrice nel confronto tra il nulla e l’infinito sia la stessa eclissi intesa come assenza di sguardo, come indifferenza e ignavia.
Viene da Stefano Zamagni, padre dell’economia sociale, il secondo spillo nel rilevare su Avvenire del 2 luglio l’incubo di una tecno-religione” secondo la quale “la religione deve essere legata alle capacità degli esseri umani di crearsi la loro fede. Concretamente vuol dire che non esiste più una religione rivelata. L’approdo finale è che Dio può anche esistere ma è totalmente irrilevante”.
L’incubo di Zamagni e la preoccupazione di Zavoli non sono scivoli verso la resa di fronte ad antichi e nuovi poteri, sono un appello alla resistenza di fronte al tentativo, anche tecnologico, di rimozione di Dio dalla vita e dalla storia. Il “Patto tra le religioni” si pone in controcorrente e afferma che “ogni tradizione religiosa porta con sé valori, radici, esperienze, pratiche, comportamenti e una ricerca del Sacro nei quali si dà spazio alla centralità di Dio”.
In questa centralità si sostanziano compiutamente gli impegni per il bene comune.
Una conferma viene, tramite l’enciclica “Magnifica humanitas”, da papa Leone XIV nel suo invito ad alzare gli occhi verso di Dio: per essere umani, per restare umani.