Mosaico
U n artista che ha fatto del vuoto il cuore della propria ricerca, trasformando l’assenza in forma e la sottrazione in linguaggio espressivo. È dedicata a Stefano Grondona (Genova, 1952-2019) la retrospettiva L’estetica dell’assenza, ospitata a palazzo Santo Stefano di Padova, un’esposizione che restituisce al pubblico la complessità di una delle figure più originali dell’arte italiana contemporanea.
La mostra ripercorre oltre quarant’anni di attività, mettendo in luce un percorso che attraversa fotografia, costruzione plastica e sperimentazione percettiva. Grondona sviluppa una poetica in cui il gesto creativo consiste nel togliere anziché aggiungere: il bisturi prende il posto del pennello e la materia viene scavata per dare vita a opere nelle quali luce, ombre e profondità diventano elementi essenziali della composizione.
Dalle fotografie degli anni Ottanta, caratterizzate da ambienti sospesi e atmosfere stranianti, fino ai lavori in cartoncino intagliato e poliplat, il visitatore scopre un linguaggio che supera i confini tra fotografia, scultura e architettura. Le immagini non raccontano la realtà, ma invitano a riflettere sul rapporto tra memoria, percezione e condizione umana, costruendo paesaggi interiori.
Pur dialogando con la grande cultura visiva europea – da Edvard Munch a Francis Bacon, fino alle suggestioni cinematografiche di David Lynch e Werner Herzog – Grondona sviluppa una cifra del tutto personale, nella quale la sofferenza non diventa mai semplice autobiografia, ma si trasforma in una rigorosa ricerca artistica. La sua vicenda umana, segnata da una lunga fragilità psichica, resta infatti sullo sfondo di un’opera che si distingue soprattutto per lucidità progettuale e straordinaria coerenza formale.
Realizzata grazie ai prestiti della Collezione Satura di Genova, la retrospettiva, curata da Mario Napoli e Marina Sonzini, con testi critici di Flavia Motolese, vuole riportare Grondona all’attenzione nazionale e offrire una riflessione sul ruolo dell’arte come strumento per esplorare gli abissi della mente e interrogare il nostro tempo. Aperta fino al 30 agosto da venerdì a domenica, dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 19. Ingresso libero.