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Un Prosecco fatto dai frati? Esiste! È quello prodotto dai religiosi del convento francescano di San Pietro di Barbozza, in comune di Valdobbiadene. Un territorio vocato per un vino celebre in tutto il mondo, bandiera del cibo italiano, tra colline diventate riserva Unesco. Qui, tra i tanti, c’è anche il “vino dei frati”, tra le cui principali occupazioni c’è anche lavorare alle vigne.
«È vero – spiega padre Antonio Guizzo, superiore del convento – abbiamo una vigna abbastanza grande che lavoriamo noi frati, facciamo un vino che si chiama Il Conventuale: è un Prosecco Conegliano Valdobbiadene Superiore Docg Rive di San Pietro di Barbozza. Lo si trova qui e in altri conventi. Ma facciamo anche miele, marmellate e vendiamo anche le uova del nostro pollaio: si possono acquistare la domenica dopo la messa. Non abbiamo un vero negozio, è soprattutto un’occasione per incontrare la gente che viene da noi la domenica».

E i fedeli non sono pochi, perché il convento è annesso a un santuario, quello dell’Immacolata, dove è stata ricreata la grotta di Lourdes. A gestirlo ci sono proprio i frati, arrivati qui, alle pendici del monte Cesen nell’ottobre del 1911. Il luogo ha subìto varie trasformazioni nel corso del suo secolo di vita: inizialmente era nato come collegio per seminaristi, chiamati “fratini”, poi spostato a Camposampiero; quindi vi trovò sede il ginnasio e poi divenne collegio per aspiranti fratelli: rimase tale fino al 1972. Dal 1975 è stato casa di convalescenza per religiosi e anziani fino al 2012, quando venne trasferita a Pedavena. All’esterno del santuario si trova la statua di padre Massimiliano Maria Kolbe, proclamato santo da Giovanni Paolo II.
«Il nostro compito è tenere vivo il messaggio francescano – continua il superiore – e lo facciamo con l’esempio e nelle messe con le prediche, ma anche valorizzando le feste di San Francesco e di Sant’Antonio, oltre a quella dell’Immacolata e di Lourdes, anche con novene e tredicine. La messa prefestiva alle 18 e quelle festive alle 8 e alle 10.30 sono molto frequentate, ma è apprezzata anche la mezz’ora di adorazione tutte le domeniche pomeriggio, con i vespri cantati».
L’attività di cura del santuario è oggi quella principale, assieme alla somministrazione del sacramento della riconciliazione: per confessarsi i fedeli vengono da varie località della Pedemontana trevigiana, anche per la sua posizione di confine fra tre differenti Diocesi: quella di Padova, cui territorialmente appartiene, e quelle di Treviso e di Vittorio Veneto. Non è lontana nemmeno quella di Belluno-Feltre.
«Nel convento risiedono attualmente otto frati – racconta padre Antonio – di cui cinque sacerdoti e tre fratelli, prevenienti da varie zone del Nord Italia. La prima attività sono le confessioni, nel santuario ma anche aiutando i parroci del circondario che ci chiedono collaborazione. L’altra attività è l’accoglienza dei pellegrini, e quella dei gruppi parrocchiali per i campi scuola, in autogestione, nella spaziosa e funzionale casa Immacolata di Lourdes. A livello caritativo, prepariamo dei pacchi di cibo per le persone bisognose».
Accanto alla ex casa canonica si sta costruendo ora un bed and breakfast, che sarà sempre gestito dai frati, per accogliere pellegrini ma anche eventuali turisti.