Fatti | Calcio Padova
Di fronte a quasi 12mila spettatori termina in pareggio il derby tra Padova e Verona, ed è un risultato giusto per quello che si è visto in campo: un primo tempo che ha visto a lunghi tratti il Padova fare la partita e andare meritatamente in vantaggio (anche se con un po’ di fortuna, vista l’autorete di Edmundsson), mentre nel secondo tempo il Verona ha creato di più, tenendo maggiormente il pallino del gioco e sfruttando l’unica sbavatura di Cocchi (fino ad allora uno dei migliori in campo), che ha causato il rigore trasformato da Sarr.
Modulo 3-5-2 confermato in questa sfida, con due secondi debutti in maglia biancoscudata: quello di capitan Lovato e quello del nuovo numero 9 Luca Moro, entrambi tornati a Padova. Formazione quindi con Sorrentino tra i pali e difesa a tre con Lovato centrale, Pastina braccetto di sinistra e Dellavalle braccetto di destra; centrocampo confermato per quattro quinti rispetto a quello visto settimana scorsa con il Pisa, con Cocchi sulla fascia sinistra a sostituire l’infortunato Zanimacchia, Carissoni sulla fascia destra e Zuelli in cabina di regia, affiancato da Fusi e Pompetti. Attacco affidato al duo Moro-Caprari, con quest’ultimo ex della partita. Il Verona di Baroni risponde con il 4-2-3-1: Leali in porta, linea a quattro con l’ultimo arrivato Zappa a destra, Bradaric a sinistra e la coppia centrale formata da Slotsager (a sostituire Dawidowicz, infortunatosi all’ultimo minuto) ed Edmundsson; Bernède e Le Borgne in mediana, Compagnon, Harroui e Sarr alle spalle dell’unica punta Mulattieri.
L’avvio è di studio, ma il Verona si affaccia per primo dalle parti di Sorrentino: al 5′ ci prova Bradaric con un diagonale da fuori, controllato a terra dall’estremo difensore biancoscudato. Al 7′ risponde il Padova con un angolo di Caprari sul secondo palo, dove Leali anticipa Lovato in uscita alta. I biancoscudati prendono progressivamente campo e al 12′ costruiscono la prima vera occasione: suggerimento di Fusi per Moro, che controlla in area e calcia al volo, alto sopra la traversa. Il pallino del gioco resta biancoscudato anche dopo l’ammonizione di Fusi al 17′, punito per proteste dopo un contropiede di Caprari fermato irregolarmente. Al 20′ arriva il momento più clamoroso della prima mezz’ora: dribbling di Fusi in area e appoggio per Pompetti, che da due passi prova il tap-in ma trova la respinta di Leali sulla linea. Il portiere scaligero rimanda l’appuntamento con il gol, ma solo di cinque minuti. Al 25′ il Padova passa: Caprari apre sulla sinistra per Cocchi, il traversone attraversa l’area cercando l’accorrente Carissoni, ma è Edmundsson a intervenire e a mettere la palla alle spalle del proprio portiere. Autorete involontaria e 1-0 biancoscudato. Il Verona accusa il colpo e al 27′ Slotsager viene ammonito per aver bloccato fallosamente Caprari, che si stava involando verso l’area. La squadra di Baroni prova comunque a reagire nell’ultimo quarto d’ora: al 33′ Le Borgne calcia dal limite trovando solo il fondo, al 34′ Sarr impegna Sorrentino, bravo a mettere in corner, e sugli sviluppi degli angoli successivi la retroguardia biancoscudata regge, con Pastina a spazzare di testa un cross insidioso di Bernède al 38′. Il Padova, però, sa farsi pericoloso in ripartenza. Al 41′ arriva la palla del possibile raddoppio: controllo di Moro, apertura di Caprari sulla destra per Carissoni, il cui diagonale è respinto ancora una volta da Leali. E al 45′, su una punizione di Harroui respinta dalla barriera, nasce il contropiede che porta Zuelli a tentare il tiro da centrocampo con il portiere fuori dall’area: pallone di poco a lato. Dopo due minuti di recupero, si va negli spogliatoi con il Padova avanti 1-0.
Baroni non aspetta e cambia subito: al rientro dagli spogliatoi Slotsager, ammonito nel primo tempo, lascia il posto a Korac. Il Verona alza il baricentro e al 52′ si affaccia con Harroui, il cui destro dal limite termina sul fondo. Al 58′ tocca a mister Calabro muovere la panchina: dentro Lasagna per Caprari e Giunti per Fusi, due dei protagonisti della prima frazione. Risponde il Verona al 63′ con l’ingresso di Livramento al posto di Harroui, e proprio il nuovo entrato cambia l’inerzia del match: al 65′ il suo traversone pesca Compagnon, Cocchi interviene in ritardo e l’arbitro indica il dischetto. Dagli undici metri, al 66′, Sarr non sbaglia: 1-1. Il Padova prova a reagire con le forze fresche — al 69′ entrano Capelli per Cocchi e Bortolussi per Moro — e al 76′ costruisce una buona occasione, con il colpo di testa di Bortolussi spazzato in fallo laterale da Zappa. La partita si spezzetta tra i cambi (al 77′ Baroni inserisce Kastanos, Cerbone e Calabrese) ma resta aperta: al 79′ sponda di Bortolussi per Lasagna, che calcia di prima intenzione senza inquadrare la porta. All’82’ anche Di Mariano prende il posto di Pompetti e all’83’ si guadagna subito una punizione dai trenta metri, senza però che i biancoscudati riescano a sfruttarla. All’86’ l’Hellas si rende pericoloso con un corner senza esito, poi il match scivola verso i quattro minuti di recupero. Ed è proprio lì che il Verona sfiora il colpo da tre punti: al 91′ Kastanos apre sulla destra per Livramento, e il capoverdiano lascia partire la conclusione che si stampa sull’incrocio dei pali. Brivido per l’Euganeo, ma il risultato non cambia. Finisce 1-1: al vantaggio biancoscudato firmato dall’autorete di Edmundsson risponde il rigore di Sarr nella ripresa.
Le parole post partita
Un debutto all’Euganeo che resterà impresso, quello di Antonio Calabro, che nella conferenza stampa post-partita parte proprio dalle sensazioni della vigilia: «Partiamo dalle emozioni: emozioni splendide. Non sono uscito al riscaldamento perché non esco di solito, quindi l’impatto l’ho avuto direttamente all’inizio della partita», con «lo stadio da categoria importante, passione, vicinanza, grande entusiasmo. Bene così». Sul piano del gioco, il tecnico salva senza riserve la prima frazione: «Abbiamo fatto secondo me un primo tempo importante, fatto di organizzazione, di intensità, di quello che avevamo studiato in settimana», e per di più contro un avversario che non ha sottovalutato l’impegno: «Aveva già perso il debutto, quindi era una partita derby anche per loro, con un seguito importante di tifosi: partita vera anche da parte loro».

Il rammarico riguarda il raddoppio mai arrivato: «Fare il secondo gol ci avrebbe messo in delle condizioni tali che, nel momento in cui, come è successo nel secondo tempo, sono venute meno un po’ di risorse fisiche; e comunque davanti avevi una squadra che poi ha finito con quattro punte, questo ti fa pensare con un leggero rammarico, perché per quello che avevo pensato con le sostituzioni è che volevo vincerla». Nessun processo, però, alla ripresa: «Con ottimismo e fiducia, perché poi comunque nel secondo tempo il Verona ha meritato il pareggio». Sul dominio iniziale, Calabro allarga il discorso: «Volevamo farlo per tutta la partita. È ovvio che non è possibile, e quindi vengono fuori altre caratteristiche, quindi le transizioni. Se un po’ per colpa nostra e un po’ per merito degli avversari ci abbassiamo, abbiamo una grande arma, che è quella degli spazi che ci concedono alle spalle. E in questo non siamo stati bravi nel secondo tempo a sfruttarli». Infine i cambi, che magari non hanno inciso al meglio, difesi senza esitazione: «I ragazzi sono entrati e hanno dato il massimo. Nella mia testa c’erano delle idee che non si sono concretizzate, ma i miei attaccanti, sia chi ha iniziato che chi ha finito, hanno dato il massimo». Un pensiero specifico va a Kevin Lasagna: «Se vedo che la mia squadra è costretta ad abbassarsi leggermente, un giocatore come Lasagna per me è manna dal cielo. È entrato bene, con impegno, però di fronte aveva un coefficiente di difficoltà elevato, che non gli ha permesso, in quelle due o tre volte che ha cercato di sgasare, di fare quello che a lui riesce meglio».
Anche Lorenzo Carissoni parte dal contorno prima che dal campo: «Il derby è stato contornato da un’atmosfera veramente bellissima e questa è la cosa più emozionante, secondo me, come impatto all’Euganeo quest’oggi». Sull’andamento della gara l’analisi dell’esterno biancoscudato è lucida: «Sapevamo di affrontare un avversario veramente forte che scendeva dalla Serie A. Credo che siamo partiti il primo tempo molto bene, siamo riusciti ad andarli a prendere in maniera offensiva, prenderli in avanti, così abbiamo creato qualche occasione.

Nel secondo tempo secondo me ci siamo abbassati un po’ di più, soprattutto nei primi minuti: è emersa la loro qualità e ci hanno messo un po’ in difficoltà fino ad arrivare al pareggio. Dopo è stata una partita per il resto abbastanza equilibrata». Sull’azione del vantaggio, nata proprio da un suo inserimento sul secondo palo, resta qualche dubbio: «È arrivata questa palla da Cocchi sulla sinistra e, a dir la verità, anch’io ho la sensazione di averla toccata, poi credo l’abbia toccata anche il difensore dell’Hellas: se andiamo a rivederlo bene, non ho ancora avuto modo». Il rammarico più grande, semmai, riguarda i due punti lasciati per strada: «Conoscendo la categoria, penso che una volta che vai in vantaggio in questa categoria tante volte è difficile recuperarla. Quindi questo è un po’ il rammarico, soprattutto giocando in casa, riuscendo ad andare in vantaggio: c’è un po’ il rammarico di non averla portata più avanti come minutaggio sull’1-0, perché poi si fa sempre più fatica nei minuti finali a fare gol. Però ripeto, giocavamo contro una squadra veramente forte, con qualità, quindi ci può stare». Sulla crescita del gruppo Carissoni invita alla pazienza, ma non nasconde l’ottimismo: «Penso che sia un gruppo abbastanza esperto. Il mister ci sta dando dei concetti abbastanza semplici e concreti, poi è inevitabile che ci voglia del tempo per amalgamarsi, conoscere il compagno. Credo che questo sia un aspetto che fa parte di tutte le squadre di Serie B: noi abbiamo tanti cambiamenti all’interno della squadra, però penso che il nostro inizio sia abbastanza positivo». Un capitolo a parte lo merita il pubblico: «Per me è stato veramente emozionante. Io arrivo da Castellammare, una piazza molto focosa, e quell’entusiasmo che si percepisce sugli spalti poi lo trasporti in campo. Arrivare in uno stadio così grande, oggi, è stata veramente un’atmosfera bellissima. Soprattutto il riscaldamento, quando siamo andati sotto la curva: ti dà tanta carica e ti fa dare qualcosa in più». Infine il tema della posizione, con lo spostamento a sinistra dopo l’uscita di Cocchi: «È una cosa che ormai faccio da anni: in Serie B a Cittadella ho giocato il primo anno a sinistra, poi il secondo anno da braccetto sinistro, e anche l’anno scorso con la Juve Stabia ho cambiato parecchie volte tra destra e sinistra. A me sinceramente non cambia tanto, mi trovo bene abbastanza in tutte e due le fasce. Poi è una scelta del mister, valuterà lui: io sono a totale disponibilità».
Non c’è due senza tre: dopo Pisa e Verona manca all’appello la terza retrocessa dalla Serie A, la Cremonese, e sarà proprio la squadra di Giampaolo, reduce da due sconfitte consecutive, la prossima avversaria dei biancoscudati domenica 6 settembre alle 19.30. Un’altra occasione per dimostrare di aver alzato il livello: normale che resti un po’ di rammarico per i punti lasciati per strada, ma essersela giocata alla pari con due neoretrocesse non può che aumentare la consapevolezza nei propri mezzi e la convinzione di potersela giocare con chiunque. Inoltre martedì alle ore 20 si chiuderà il calciomercato, e non è escluso che il direttore sportivo Massimiliano Mirabelli tiri fuori qualche altro coniglio dal cilindro.