Fatti
Le mani sono state messe avanti: aspettatevi brutte sorprese sul fronte bollette del gas e della luce. Pure della “luce”, che in Italia è spesso prodotta bruciando metano. I prezzi delle due commodities sono fissati in indici (Pun e Psv) che rispecchiano la situazione dei mercati internazionali e, in questo caso, le enormi turbolenze provocate da conflitti e problemi di trasporto della materia prima. Dentro ci stanno pure le dinamiche speculative e il tutto crea un’insalata di aumenti di prezzi prevedibili e infatti previsti.
In queste settimane viviamo un periodo di bonaccia – climatizzatori spenti, caldaie al minimo. Ma l’inverno è vicino, ahinoi. Quindi, come possiamo difenderci?
Un consiglio: come punto di riferimento prendete il sito dell’Arera, dove sono elencate tutte le offerte gas e luce presenti sul mercato, da quelle attualmente più convenienti alle peggiori. Serve per farsi un’idea, sempre valutando le proprie esigenze familiari. Rimane un fatto: queste offerte sono veramente astruse (con risparmi in cifra fissa o percentuale su questo o quello, o per quel periodo, o se si ha un occhio marrone e uno blu…), cosicché non è proprio facilissimo capire a cosa si va incontro e, soprattutto, paragonarlo con i contratti in essere.
Ma c’è di peggio: solitamente le aziende del settore, dalle più grandi alle microscopiche, mettono in chiaro il prezzo offerto per la materia prima. Che è solo un componente del costo finale del kwh o del metro cubo.
Leggendo i prospetti dei contratti, scritti in caratteri così piccoli da confondersi con la polvere, si scoprono tante altre voci – trasporto dell’energia, oneri di sistema, conguagli… – che gravano sul prezzo della materia prima. Cosicché questo comincia a lievitare. Poi si aggiunga che la sola esistenza di un contratto, insomma di un contatore in funzione, determina un minimo mensile da pagare anche se non si accende un solo interruttore rimanendo nel freddo più assoluto.
Dentro infine la bolletta della luce è stato messo pure il canone Rai: quindi noi paghiamo 90 euro all’anno a prescindere dal fatto che guardiamo o meno quei canali televisivi.
A tutto ciò si aggiungono le accise sul consumo e – botta finale – l’Iva. Ecco perché i presunti 15 centesimi al kwh in un battibaleno raddoppiano (o peggio), e i 60 centesimi al metro cubo di gas scavalcano serenamente l’asticella dell’euro meglio di un Tamberi olimpionico.
Quindi, un consiglio finale. Se pensate che la tempesta durerà a lungo o addirittura peggiorerà, meglio contrattare un prezzo fisso e predeterminato per l’anno o due di durata del contratto. La stessa logica che si segue per i mutui immobiliari, nel caso il tasso sia previsto al rialzo come in questi tempi. Se tornasse il sereno e le condizioni migliorassero rapidamente, sarà opportuno fare uno squillo al fornitore per chiedere miglioramenti contrattuali, altrimenti si guarderà altrove senza tanti sentimentalismi.