Idee
Recentemente si scriveva di quante famiglie italiane fatichino ad arrivare alla fine del mese. Il dato è reale e crescente ed indica un allargamento dello stato di povertà a molte persone che prima potevano contare su maggiori risorse. In questa situazione può succedere che chi si trova in una condizione di bisogno si chiuda in se stesso, non guardi più fuori di sé, ma pensi solo alla propria sussistenza. È in questo contesto che, in moltissime comunità e parrocchie, opera un servizio Caritas che nasce appunto con lo scopo di sostenere famiglie e persone in difficoltà. Sarebbe importante che tutte le famiglie conoscano questo servizio e lo incontrino concretamente. A seconda del numero e dell’organizzazione dei volontari, la Caritas parrocchiale può fornire diversi servizi: di solito si parte da un Centro d’Ascolto che può smistare le persone e le famiglie secondo i loro bisogni. Vi possono essere servizi, come quello delle docce o una mensa, che riguardano le persone senza fissa dimora, ma può anche esserci una rete di aiuto a domicilio con la distribuzione di pacchi alimentari, secondo cadenze prefissate. La domanda delle persone in stato di necessità può variare molto e i volontari devono essere formati per saper venire incontro ai bisogni, mettendo sempre al primo posto il rispetto per la dignità di chi riceve. È bene che le famiglie siano a conoscenza di quanto la parrocchia fa nell’ambito della carità. I genitori e i figli sono chiamati ad informarsi sui servizi che vengono forniti e a confrontarsi fra loro per conoscere e comprendere i bisogni e le domande d’aiuto del territorio. Maturare la consapevolezza delle necessità concrete che toccano tante persone e famiglie, magari vicine, educa la famiglia a una maggiore sobrietà e alla responsabilità di dare una mano, non delegando questo compito soltanto agli altri. Dalla consapevolezza delle necessità, infatti, bisognerebbe poi saper passare al discernimento riguardo alla disponibilità di risorse e di tempo. Come famiglia, se le condizioni economiche lo permettono, si può stabilire di riservare un’offerta da versare ogni mese alla Caritas. Potrebbe essere una colletta a cui tutti i membri famigliari in qualche modo contribuiscono rinunciando insieme ad un bene che può essere individuato come superfluo. Come singoli, a seconda delle età e degli impegni, si può rendersi disponibili per uno dei tanti servizi, ricoprendo uno o più turni settimanali. Oltre alla dimensione del dare e dell’offrire all’altro ciò di cui ha bisogno, la famiglia, quanto più ha saputo venire a contatto con i fratelli indigenti, tanto più può accogliere l’altro al suo interno. Sono molto arricchenti per lo scambio reciproco che si viene creando quelle occasioni in cui un povero, una persona senza fissa dimora, viene invitato a pranzo o a cena. Ancora più bello se si riesce ad organizzare che un’intera famiglia indigente venga accolta da un’altra famiglia per un pasto o un momento conviviale. Oltre al cibo vengono messi a disposizione quel calore umano e quella compagnia che spesso sono ciò di più prezioso per il cuore dell’ospite. Tutto concorre al rafforzamento della consapevolezza che la carità è la testimonianza naturale e più alta della nostra fede. Come ci raccomandano sia San Paolo (1 Cor, 13), sia San Giacomo (Gc 2, 14-17), sono le opere verso il prossimo che dicono la verità della nostra sequela di Gesù. Come famiglia cristiana siamo chiamati ad interrogarci sempre su quanto riusciamo a vivere la dimensione della carità.