Cus Padova. Hockey su prato a rischio chiusura: «Scelta che interrompe una tradizione»
La decisione di non iscrivere le prime squadre maschile e femminile ha dimezzato i giovani tesserati, colpendo soprattutto l’under 16 e 20 femminile. Il presidente Francesco Uguagliati parla di numeri troppo bassi e di un debito di 20 mila euro. La portavoce dei genitori Angela Marigo, dopo la protesta davanti al Bo: “Si interrompe una tradizione lunga ottant’anni, le prime squadre sono una motivazione per i ragazzi”.
La spaccatura è evidente ma forse non insanabile. Da un lato ci sono le scelte del direttivo del Centro universitario sportivo (Cus) Padova e dall’altro un nutrito gruppo di genitori degli atleti coinvolti, fermi nelle proprie richieste. La questione riguarda la decisione del Cus Padova di non iscrivere le prime squadre maschile e femminile ai campionati di serie A che ha portato, con l’inizio della nuova stagione, a un minor numero di giovani iscritti all’hockey su prato rispetto allo scorso anno, circa la metà. Negli ultimi anni la sezione ha visto la presenza di un centinaio di tesserati (compresi i veterani) spalmati nelle diverse squadre. Queste defezioni hanno colpito soprattutto le formazioni femminili dell’under 16 e 20. «La scelta di non iscrivere le prime squadre – spiega il presidente del Cus Padova Francesco Uguagliati – è dettata dal fatto che nelle ultime stagioni il numero di iscritti all’hockey su prato è alquanto basso per partecipare ai diversi campionati. L’altra motivazione è per il debito della sezione che ammonta a 20 mila euro e sono anni che ha problematiche di bilancio perché è un’attività costosissima». Uguagliati ha quindi specificato che «abbiamo deciso di concentrarci sulle squadre giovanili per capire se in futuro sarà possibile garantire le attività come in passato». Dal canto loro i genitori degli atleti non ci stanno e si sono mobilitati – anche con una protesta pacifica davanti al palazzo Bo il 9 ottobre – per esprimere il loro dissenso rispetto a una decisione che «abbiamo subito. È una scelta che interrompe una tradizione lunga quasi ottant’anni e mette a rischio un patrimonio sportivo e umano della città: amicizia, inclusione, spirito di squadra e capacità di crescere insieme, condividendo obiettivi, responsabilità e fiducia reciproca». Per la portavoce Angela Marigo «siamo consapevoli delle difficoltà economiche della sezione e su questo ci siamo per fare la nostra parte. Negli ultimi anni il bilancio è stato positivo grazie all’impegno di tutti. Avere le prime squadre è molto importante: innanzitutto per i ragazzi che intraprendono questo sport funge da fortissima motivazione per continuare, inoltre perché alcuni della prima squadra diventano a loro volta allenatori. La decisione del direttivo ha conseguenze negative sul presente e sul futuro della sezione padovana»