Chiesa | Mondo
Sorridente, con voce decisa, Leone XIV è apparso in ottima forma quando si è affacciato dal Palazzo Apostolico per la recita della preghiera dell’Angelus. Pronuncia poche parole – “cari fratelli e sorelle buona domenica” – subito interrotte dall’applauso della folla presente in piazza San Pietro, quasi boato liberatorio dopo il ricovero, martedì scorso, annunciato dal Papa stesso e il ritorno in Vaticano, sabato. Quindi il grazie a “tutti coloro che in questi giorni hanno pregato per me. Ho sentito davvero il vostro sostegno, grazie”; e parole di riconoscenza per medici, infermieri e tutto il personale del Policlinico Gemelli. “Questa esperienza – afferma – mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermità”. Sicuramente un pensiero è andato alla tredicenne ucraina guarita da un tumore che gli ha regalato un Leone di peluche dicendogli: “ti proteggerà”. Il vescovo di Roma conferma la sua volontà “superata questa fase delicata” di riprendere gradualmente l’attività, “sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere”.
Angelus leggermente più breve del solito, e senza i saluti ai gruppi presenti, per non affaticarsi troppo, ma non è mancato il ricordo della Giornata missionaria mondiale che si celebra in questa domenica: “pensiamo a quanta storia missionaria in questi 100 anni. Preghiamo perché la Chiesa sia sempre fedele al mandato del Signore risorto”.
In precedenza si era soffermato sulla frase del Vangelo di Matteo “rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”, una frase che sicuramente abbiamo ripetuto più volte, forse non sempre in modo appropriato. Cosa è successo? Gesù è entrato in Gerusalemme e discepoli dei farisei e erodiani, per metterlo alla prova, lo hanno interrogato sulla legittimità del tributo da pagare a Cesare, con l’unico vero obiettivo di tendergli una trappola e poterlo accusare di idolatria o di essere un sobillatore politico. Ricordiamo che gli erodiani erano filogovernativi e collaborazionisti mentre i farisei si proclamavano contrari all’occupazione romana: come dire, una ben strana coalizione. Il tributo veniva pagato con una moneta, il census, specificatamente coniata per questo fine, con impressa la faccia di Cesare; il valore della moneta corrispondeva ad una giornata di lavoro ordinario. Insidiosa e squisitamente politica, la domanda. Ma Gesù non cade nella trappola; nel rispondere li chiama ipocriti e chiede loro una moneta ponendo a sua volta una domanda: questa immagine e questa iscrizione di chi sono? “La risposta del Maestro – afferma Leone XIV – è astuta perché lo tiene fuori dalla trappola e smaschera l’ipocrisia di chi vuole farlo cadere”.
Commentando questo brano del Vangelo di Matteo, Benedetto XVI affermava che “il tributo a Cesare va pagato, perché l’immagine sulla moneta è la sua” ma l’uomo, ogni uomo, porta in sé un’altra immagine: “l’immagine di Dio non è impressa sull’oro, ma sul genere umano. La moneta di Cesare è oro, quella di Dio è l’umanità”. Tornano alla mente le parole che, parlando a Londra, nella Westminster Hall, 17 settembre del 2010, Ratzinger ha pronunciato soffermandosi sul fondamento etico per le scelte politiche, e sul ruolo correttivo della religione nei confronti della ragione, sostenendo che “senza il correttivo fornito dalla religione, infatti, anche la ragione può cadere preda di distorsioni, come avviene quando essa è manipolata dall’ideologia, o applicata in un modo parziale, che non tiene conto pienamente della dignità della persona umana”. Per questo, il mondo della ragione ed il mondo della fede “hanno bisogno l’uno dell’altro e non dovrebbero avere timore di entrare in un profondo e continuo dialogo, per il bene della nostra civiltà”.
Tornando al Vangelo di domenica, Papa Leone afferma che in Gesù “contempliamo un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla. Il suo Regno non toglie le cariche e le responsabilità umane. Chiede però di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia”.
C’è un altro concetto del brano del Vangelo che va evidenziato, ovvero le parole – “sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno perché non guardi in faccia a nessuno” – che precedono la domanda. È evidente che farisei e erodiani non credono in ciò che dicono, non è la loro verità, ma vogliono solo farsi ascoltare. Non così per i cristiani, afferma il vescovo di Roma che dice: “è proprio questo il profilo di chi ‘rende a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio’: essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene”.