Fatti
I giovani alzano la voce e lo fanno scendendo nelle strade, nelle piazze e davanti alle scuole delle città italiane sull’onda delle proteste d’Oltralpe. Anche Padova, in queste settimane, è stata teatro di numerose manifestazioni: sono partite dall’istituto superiore Giovanni Valle l’8 ottobre e molte altre scuole padovane si sono mobilitate nei giorni successivi fino all’iniziativa organizzata a livello nazionale, venerdì 16, a cui nelle vie del centro e nelle piazze hanno preso parte duemila studenti, organizzati da diversi gruppi tra cui la Rete degli Studenti Medi del Veneto e di Padova (è un’organizzazione sindacale degli studenti delle scuole superiori) e l’Unione degli universitari (il principale sindacato degli universitari). A differenza di quanto accaduto a Milano e in altre città italiane, a Padova non si sono registrati incidenti rilevanti.
Al centro delle motivazioni della protesta c’è l’inadeguata attenzione che le istituzioni riservano alle scuole e ai giovani: «Innanzitutto l’edilizia scolastica – spiega Viola Carollo, 21 anni, studentessa in Scienze politiche e coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Veneto – nel nostro territorio ci sono scuole con situazioni difficili, con strutture fatiscenti. Chiediamo da anni risposte concrete. L’edilizia è il sintomo di una questione più profonda: gli investimenti insufficienti nell’istruzione pubblica. Basti sapere che per questa voce l’Italia nel 2024 ha destinato circa il 4 per cento del Pil dove la media europea è invece del 4,8 per cento».
Tra le richieste avanzate ci sono edifici sicuri, condizioni dignitose per il personale scolastico, una scuola accessibile a tutti e una didattica capace di rispondere ai tempi. Per Viola Carollo le proteste guardano al futuro della scuola pubblica e delle nuove generazioni: «L’istruzione è un diritto e noi siamo il domani di questo Paese ma siamo gli ultimi in ordine di priorità. Vogliamo essere finalmente visti, ascoltati e ricevere il riconoscimento che meritiamo». La referente invita a non liquidare i giovani come coloro che sono fragili e inerti: «La consapevolezza di quello che ci attende ci porta allo sconforto e non si può imputarci la mancanza di speranza».
La diciottenne Alice Congiu, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Padova e allieva all’ultimo anno del liceo Tito Livio, rimarca che le proteste sono state per l’inadeguatezza delle risorse che «mettono a rischio la nostra sicurezza. Chiediamo alla Provincia di sanare i gravissimi problemi strutturali degli istituti padovani».
Le rivendicazioni hanno toccato le specificità delle singole scuole: «Al Tito Livio il calo degli iscritti rischia di tradursi in accorpamenti con altre realtà – prosegue Congiu – e ha portato la perdita di attività caratterizzanti, come il corso di teatro antico e le certificazioni nelle lingue classiche. Invece di trattare gli studenti come numeri, bisognerebbe puntare sul loro benessere e su classi meno numerose».
Un altro punto emerso tra i manifestanti e ripreso da Congiu è il malessere psicologico, dove ansia e stress sono sofferti da tantissimi studenti: «Vanno considerati seriamente e con ciò la necessità di una presenza strutturata di psicologi nelle scuole». Ulteriore aspetto sensibile è la distanza tra le aule e il mondo “fuori”: «La Rete degli Studenti Medi chiede più spazio all’attualità e alla cittadinanza attiva».
Il culmine della protesta dei giovani è stato venerdì 16 ottobre con una manifestazione organizzata in diverse città italiane tra cui Padova. Un serpentone con tanti striscioni, composto da più di duemila giovani, ha sfilato per le vie cittadine partendo dalla stazione dei treni e arrivando in piazza Antenore.
Sono stati numerosi gli interventi fatti dai rappresentanti degli studenti delle scuole padovane e da rappresentanti di associazioni tra cui la Rete degli studenti Medi di Padova.
Il corteo ha scandito a gran voce slogan come «più soldi alle scuole» e «vogliamo la scuola non del tetto per gli stranieri, della marginalizzazione ma dell’inclusione, dell’incontro tra culture e dello scambio di valori e di idee». Della giornata fa il bilancio Alice Congiu, coordinatrice della Rete degli studenti medi di Padova: «Siamo molto contenti di com’è andata, vogliamo canalizzare sempre più questo dissenso e scendere in piazza per farci ascoltare maggiormente».